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La condanna per molestie al marito che, durante la separazione, controlla la moglie fuori e dentro casa è stata recentemente confermata dalla Cassazione con la sentenza n. 46813/2023.
Nello specifico, si afferma che “la fattispecie contravvenzionale prevista dall’art. 660 c.p. punisce colui il quale ‘in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo’.”
La giurisprudenza definisce con il termine ‘”petulanza” un atteggiamento caratterizzato da arroganza ed invadenza, che mira ad intromettersi in modo inopportuno nell’altrui libertà e privacy. Tale atteggiamento è fondamentale ai fini della configurabilità del reato (previsto dall’art. 660 c.p.).
Anche se c’è chi ritiene sia più corretto tenere conto della durata temporale della suddetta intrusione nella sfera personale (che deve quindi avere una certa consistenza, come affermato ad esempio nella sentenza n. 52585/2017) per poter parlare di molestie, la maggior parte della giurisprudenza dimostra come il reato in questione si configuri anche in mancanza dei caratteri dell’abitudinarietà e persistenza, e che di conseguenza sia riconoscibile ed individuabile anche nel compimento di una sola azione (cfr., ex multis, Cass. n. 19631/2018).
Il Collegio conclude dichiarando che il ricorso sia inammissibile, in quanto la sentenza impugnata offre motivazioni valide e sufficienti a dimostrare gli elementi fattuali tipici della condotta del reato. La moglie ha infatti riferito che, nel periodo in cui aveva deciso di separarsi dal marito, era stata più volte seguita dallo stesso, il quale l’aveva pedinata con la macchina e l’aveva spiata in casa, ascoltandone persino le telefonate, anche quando ella cercava di proteggere la propria riservatezza chiudendosi in camera.
In situazioni come queste, le donne che non si sentono sicure o che temono e sospettano di essere controllate o seguite, possono fare affidamento sulle agenzie investigative autorizzate, che intervengono al fine di individuare e recuperare prove che possano confermare i sospetti delle vittime, nonché supportare con le medesime eventuali accuse in tribunale.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
-Contro pedinamento e monitoraggio;
-Bonifica elettronica e ambientale, sia nei locali abitativi che in auto per vedere se ci sono microfoni o microspie/GPS;
-Indagini OSINT e SOCMINT, per la raccolta di tutti gli elementi utili a dimostrare l’illecito, cristallizzandoli nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare le informazioni anche qualora venissero cancellate;
-Computer Forensics, per l’estrazione e la conservazione dei dati digitali e per vedere se sono state installate app spia;
-Testimonianza in Tribunale, se necessario, per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo.
Fonte: studiocataldi.com;
