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La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5896/2026 del 16 marzo ha chiarito che la scelta di intraprendere una convivenza stabile con un nuovo partner può comportare la perdita del diritto all’assegno di mantenimento. Il giudice, prima di riconoscere il contributo economico, è tenuto a verificare se il coniuge richiedente sia realmente impossibilitato a provvedere in modo autonomo al proprio sostentamento.
Il caso specifico
Nel caso esaminato, il Tribunale di Como e successivamente la Corte d’Appello di Milano avevano addebitato la separazione alla moglie, ritenendo che la relazione extraconiugale da lei intrapresa fosse la causa della rottura del matrimonio. I giudici avevano inoltre escluso il diritto all’assegno di mantenimento, valorizzando la convivenza stabile della donna con un nuovo partner e la mancanza di prova circa l’impossibilità di provvedere autonomamente al proprio sostentamento.
La Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, spiegando in modo chiaro che il tradimento può portare all’addebito della separazione solo se viene dimostrato che è stato la causa della crisi coniugale. Nel caso concreto, i giudici hanno ritenuto il nesso esistente, in quanto non è emersa alcuna prova di una crisi matrimoniale preesistente alla condotta contestata.
Sotto il profilo economico, la Suprema Corte ha ribadito che una convivenza stabile e duratura può far perdere il diritto all’assegno di mantenimento. Questo perché si presume che i conviventi condividano le rispettive spese e risorse economiche, formando di fatto un nuovo nucleo familiare. Tuttavia, questa è una presunzione che può essere superata se il coniuge che chiede l’assegno dimostra in modo concreto che la convivenza non ha migliorato la sua situazione economica. In questo caso la prova non è stata fornita. Al contrario, è emerso che la donna non aveva dimostrato l’impossibilità di lavorare né la presenza di condizioni ostative, risultando che durante il matrimonio aveva sempre svolto attività lavorativa. Per questa ragione la Suprema Corte ha confermato la revoca dell’assegno di mantenimento, evidenziando come la capacità lavorativa e la nuova convivenza possano incidere in modo determinante sulla perdita del beneficio.
Come può intervenire l’agenzia investigativa
Per verificare in modo concreto la reale situazione dell’ex coniuge, soprattutto quando ci sono dubbi sulla stabilità della convivenza o sull’effettivo tenore di vita, è possibile rivolgersi ad un’agenzia investigativa qualificata. In casi come questi, infatti, possono essere svolte indagini utili alla determinazione o alla rideterminazione dell’assegno di mantenimento, per ottenere un quadro complessivo della situazione economica dei coniugi e delle sue eventuali variazioni nel tempo.
Tarricone Investigazioni, in qualità di agenzia investigativa qualificata e autorizzata, offre dei servizi mirati, tra cui:
– attività di pedinamento e monitoraggio dell’ex coniuge con la relativa documentazione fotografica e video, finalizzata a verificare la stabilità della convivenza e ad accertare il reale tenore di vita;
– indagini patrimoniali volte ad ottenere informazioni su beni e disponibilità economiche, per verificare la reale situazione finanziaria del target;
– attività di web intelligence tramite analisi di fonti aperte (OSINT e SOCMINT) e banche dati, finalizzata a verificare la presenza di una nuova convivenza stabile e il tenore di vita dell’ex coniuge.
Al termine delle indagini, viene redatto un dossier investigativo dotato di valenza probatoria, che può costituire un valido supporto per dimostrare la reale condizione economica dell’ex coniuge e l’eventuale insussistenza del diritto al mantenimento. Inoltre, se necessario, gli investigatori privati possono essere chiamati a testimoniare in sede giudiziaria, per confermare quanto riportato nel dossier.
Fonte: lentepubblica.it; aidif.it; sentenza n.5896/2026
