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La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 6533 del 19 marzo 2026, Sezione I, ha affermato un principio di rilievo in materia di assegno divorzile: il giudice di merito non può rigettare la richiesta di indagini fiscali e patrimoniali quando vengano presentati elementi concreti e circostanziati che pongano in dubbio la completezza o la veridicità delle dichiarazioni reddituali e patrimoniali di un coniuge. Ai sensi dell’art. 5 della legge 1° dicembre 1970 n. 898, il magistrato è tenuto ad attivare i propri poteri istruttori officiosi ogniqualvolta emergano fatti specifici tali da far sospettare la presenza di redditi, patrimoni o un tenore di vita non corrispondente a quanto dichiarato. La norma precisa che, per giustificare le indagini, non è sufficiente la mera dichiarazione dei redditi, la presunta conoscenza dei beni da parte dell’altro coniuge o l’assenza di prova da parte dell’istante: occorrono evidenze concrete, quali abitudini di spesa, viaggi frequenti, attività costose o gestione di beni immobiliari, che rendano plausibile l’occultamento della reale capacità economica. La sentenza interpreta quindi in senso sostanziale il diritto al mantenimento, stabilendo che l’assegno deve essere calcolato sulla reale consistenza patrimoniale del beneficiario, evitando che dichiarazioni fittizie possano determinare vantaggi economici ingiusti.
Caso concreto
Nel caso in esame, un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale ha contestato l’assegno divorzile riconosciuto in favore della ex moglie, pari a 800 euro mensili, ritenendo che la donna disponesse di un patrimonio mobiliare e immobiliare di origine ereditaria e conducesse uno stile di vita incompatibile con l’asserita inadeguatezza dei mezzi. L’uomo aveva quindi richiesto che il tribunale disponesse indagini della polizia tributaria per accertare la reale capacità economica della ex coniuge. In primo grado e in Corte d’Appello, i giudici avevano confermato l’assegno, valorizzando lo squilibrio economico tra le parti e il contributo familiare e professionale prestato dalla donna, e avevano respinto la richiesta di indagini patrimoniali, ritenendo che i beni fossero presumibilmente noti o non rilevanti. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 6533/2026, ha accolto il ricorso limitatamente al rigetto delle indagini patrimoniali, rilevando che la motivazione della Corte d’Appello era erronea: il diniego non poteva basarsi sul riparto dell’onere della prova o sulla presunta conoscenza dei beni, ma doveva valutare se gli elementi concreti allegati giustificassero l’esercizio dei poteri istruttori officiosi. La sentenza è stata pertanto cassata e rinviata alla Corte d’Appello in diversa composizione per una nuova valutazione istruttoria, con conseguente possibile revisione dell’assegno in base alle risultanze delle indagini. Il principio confermato dalla Cassazione stabilisce che, in presenza di evidenze concrete di discrepanze tra reddito dichiarato e reale tenore di vita, il giudice ha il dovere di attivare accertamenti patrimoniali, evitando che l’assegno divorzile venga determinato su dati fittizi o incompleti e tutelando così l’equilibrio economico tra gli ex coniugi.
Ruolo agenzia investigativa
La sentenza n. 6533/2026 assume un ruolo fondamentale, poiché rafforza l’importanza del contributo di un’agenzia investigativa qualificata, in grado di supportare il cliente raccogliendo in maniera chiara, concisa ed efficace tutte le informazioni necessarie per documentare il reale tenore di vita e il patrimonio di un ex coniuge. Tarricone Investigazioni, quale agenzia investigativa professionale e qualificata, interviene in aiuto del cliente attraverso diversi servizi, quali:
– indagini patrimoniali volte ad ottenere informazioni su beni e disponibilità economiche, per verificare la reale situazione finanziaria del target;
– attività di web intelligence, OSINT e SOCMINT, per raccogliere prove direttamente dal web, spesso diffuse dallo stesso soggetto tramite la propria attività online;
– attività di monitoraggio e pedinamento producendo foto e video relativi alla condotta dell’ex coniuge.
Tutte le informazioni raccolte dall’agenzia vengono accuratamente analizzate e organizzate in un dossier investigativo dettagliato, con valenza probatoria. Una volta completata l’indagine, questo dossier può essere utilizzato dal cliente sia in fase preventiva sia in ambito contenzioso, per tutelarsi o agire efficacemente nei confronti dell’altra parte. In particolare, l’ex coniuge può produrre il dossier in giudizio per richiedere la rideterminazione dell’assegno di mantenimento o divorzile.
Fonte: laleggepertutti.it; osservatoriofamiglia.it
