Confidentiality Guaranteed
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Quando un lavoratore è assente per infortunio o malattia, uno dei dubbi più frequenti riguarda le attività consentite durante il periodo di assenza: fare la spesa, uscire di casa, accompagnare i figli a scuola, andare al bar o praticare una leggera attività fisica.
Molti dipendenti temono controlli, contestazioni disciplinari o addirittura il licenziamento. In realtà, la legge italiana non impone l’obbligo di permanenza assoluta in casa. Ciò che conta è che il comportamento del lavoratore non comprometta la guarigione né faccia presumere una simulazione dello stato di malattia o infortunio.
Secondo la giurisprudenza della Cassazione, il lavoratore può svolgere attività quotidiane compatibili con il proprio stato di salute. Non esiste quindi un divieto generalizzato di uscire di casa o svolgere normali incombenze personali.
Fare la spesa, recarsi in farmacia, uscire per una passeggiata o svolgere attività leggere non costituisce automaticamente una violazione degli obblighi verso il datore di lavoro. Tuttavia, il comportamento del dipendente deve essere coerente con la patologia certificata e non deve rallentare o compromettere il recupero fisico.
Il caso specifico:
Sul punto è intervenuta anche la Corte d’Appello di Lecce con la sentenza del 7 aprile 2026, confermando che la semplice presenza del lavoratore fuori casa, ad esempio mentre fa la spesa, non è sufficiente da sola a giustificare un licenziamento.
Il caso nasce dal sospetto dell’azienda che il dipendente stesse tenendo comportamenti incompatibili con lo stato di salute dichiarato. Per questo motivo il datore di lavoro aveva incaricato degli investigatori privati di effettuare controlli durante il periodo di assenza. Nel corso degli accertamenti, il lavoratore era stato visto fuori casa mentre svolgeva normali attività quotidiane, tra cui fare la spesa.
L’azienda aveva interpretato tale comportamento come un possibile indice di simulazione o comunque come una condotta incompatibile con l’infortunio denunciato, avviando così un procedimento disciplinare culminato nel licenziamento.
La Corte d’Appello, però, ha adottato un’impostazione molto diversa. I giudici hanno chiarito che il semplice fatto di uscire di casa o recarsi al supermercato non può essere considerato automaticamente una violazione degli obblighi del lavoratore. Chi si trova in malattia o in infortunio, infatti, non è obbligato a rimanere chiuso in casa per tutta la durata dell’assenza. La legge non prevede una sorta di “reclusione domestica”, ma richiede che il comportamento del dipendente sia coerente con il percorso di guarigione.
Secondo la Corte occorre verificare concretamente se l’attività svolta sia incompatibile con la patologia certificata oppure possa rallentare o compromettere la ripresa fisica. Nel caso esaminato, non era emersa alcuna prova concreta che fare la spesa fosse incompatibile con l’infortunio denunciato. Mancava, infatti, la dimostrazione che quei movimenti o quelle attività quotidiane potessero aggravare le condizioni del lavoratore o smentire l’esistenza della malattia.
La semplice presenza del dipendente fuori casa non bastava, da sola, a dimostrare una frode o un abuso.
Diverso sarebbe stato, ad esempio, il caso di un lavoratore assente per un grave problema alla schiena sorpreso a svolgere lavori pesanti, attività sportive intense o mansioni fisicamente impegnative. In situazioni simili, il datore di lavoro può legittimamente sostenere che il dipendente stia simulando l’infortunio oppure tenendo condotte tali da ritardare la guarigione, con conseguenze disciplinari anche gravi.
La decisione della Corte d’Appello di Lecce ribadisce quindi un principio importante: durante la malattia o l’infortunio non conta tanto il fatto che il lavoratore esca di casa, quanto la compatibilità concreta delle attività svolte con il percorso di recupero.
Il ruolo delle agenzie investigative
In presenza di sospetti fondati, l’azienda può avviare controlli investigativi e disciplinari. Se viene dimostrato che il comportamento del lavoratore è incompatibile con la patologia denunciata, il licenziamento può essere considerato legittimo.
Sempre più aziende si affidano ad agenzie investigative autorizzate per verificare eventuali comportamenti scorretti durante periodi di malattia o infortunio. L’obiettivo è accertare possibili abusi e tutelare l’impresa da assenze fraudolente e danni economici, nel rispetto della normativa vigente raccogliendo elementi utilizzabili anche in sede giudiziaria.
Tarricone Investigazioni supporta aziende e professionisti nella verifica di situazioni dubbie attraverso:
– attività di monitoraggio e pedinamento;
– attività di web intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova reperibili online e sui social network.
Il materiale raccolto viene poi organizzato in un dossier investigativo dettagliato, utilizzabile in sede giudiziaria. Qualora necessario, gli investigatori possono inoltre testimoniare in tribunale per confermare le attività svolte e gli elementi emersi nel corso dell’indagine.
Ogni incarico investigativo viene pianificato in base alle specifiche esigenze del cliente, individuando modalità operative e tempistiche adeguate al caso concreto.
Fonte: laleggepertutti.it
