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L’Atac, da gennaio 2024, ha licenziato almeno ventisei dipendenti per ragioni disciplinari e ha preso almeno 228 provvedimenti a carico di lavoratori scorretti. L’azienda per la mobilità di Roma Capitale ha messo nel mirino i furbetti del cartellino e chi si assenta in maniera ingiustificata. Per arginare questa tendenza negativa, ha deciso di punire i propri dipendenti con la sospensione. Nel corso del 2023 sono state circa 60 le sospensioni, che normalmente comportano anche un esborso economico da parte del ricevente.
Le sanzioni hanno interessato il 2% dei dipendenti, su un totale di 10.200, 5.200 dei quali sono autisti. Questi ultimi, ad esempio, hanno ottenuto più richiami e provvedimenti rispetto alle altre categorie. Dati piuttosto allarmanti, insomma, ma comunque in linea con quelli degli altri anni, ovvero dal diffondersi del Covid fino ad oggi.
Uno degli ultimi casi che hanno interessato l’azienda, è stata l’indagine di una dipendente che si assentava dal lavoro dandosi malata, per poi fare la cartomante vendendo amuleti e facendo predizioni ai mercatini.
La mansione della dipendente licenziata era quella di controllare i biglietti e la loro validità sui mezzi Atac. Spesso però si metteva in malattia e se ne andava in giro per i mercatini e alle sagre di paese per vendere amuleti contro la sfortuna (corni e anelli) e per leggere le carte.
Un altro soggetto, invece, un autista dei mezzi Atac, che faceva lo chaffeur di limousine all’estero, mentre c’è chi utilizzava i permessi della legge 104 per andare a pescare senza svolgere attività di assistenza ai propri cari.
Tra i soggetti licenziati, è stato scoperto anche chi portava avanti un doppio lavoro, chi timbrava il cartellino per altri o chi invece di iniziare a lavorare, una volta timbrato il badge si allontanavano dal luogo di lavoro per svolgere commissioni personali. Altri dipendenti sono stati licenziati per il loro comportamento sul luogo di lavoro: erano reputati responsabili di essere aggressivi e arroganti verso i colleghi.
Le motivazioni dietro i licenziamenti arriverebbero da indagini interne all’azienda romana, che avrebbero aperto un “Vaso di Pandora” sulla condotta di alcuni dipendenti. Molti di questi lavoratori sarebbero stati trovati con assenze ingiustificate, peraltro superiori ai cinque giorni e senza attestazioni di malattie veritiere durante il loro periodo di assenza dal posto di lavoro.
Insomma, una situazione spesso fuori controllo, che Atac sta provando a regolarizzare allontanando i dipendenti cosiddetti “furbetti” dei cartellini ma anche tutti quei soggetti che non permettono di creare un ambiente lavorativo sereno e sicuro per gli altri assunti.
In casi come questi, il datore di lavoro ha il diritto di utilizzare le agenzie investigative per controllare i dipendenti, a condizione che tali indagini non mirino a valutare se il lavoro è stato svolto o meno, ma piuttosto a individuare comportamenti illeciti che vanno oltre le normali attività lavorative e che possano compromettere la fiducia del datore di lavoro.
Questo intervento è giustificato per accertare la commissione di illeciti, anche quando sussista il sospetto o solo l’ipotesi che possano essere in atto (Cass. 15094/2018; Cass. 11697/2020; Cass. 6468/2024).
I casi più comuni di ricorso agli investigatori privati sono:
– verificare se il lavoratore svolga, durante l’assenza per malattia o infortunio, altre attività (lavorative e non) incompatibili con il suo stato di salute e/o tali da pregiudicare/ritardare la guarigione e il rientro in servizio.
– accertare l’abuso dei permessi ex L. 104/1992, abuso che ricorre qualora il dipendente nelle giornate di permesso non presti assistenza al familiare disabile per svolgere altro tipo di attività.
– verificare se il dipendente svolga al di fuori dell’orario di lavoro attività per conto proprio o di terzi in violazione del divieto di concorrenza.
Fonti: msn.it
