Confidentiality Guaranteed
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Il caregiver familiare è un lavoratore che presta assistenza ad un familiare con disabilità, anche attraverso la fruizione dei permessi previsti dalla legge 104/1992. Queste tutele consentono al dipendente di assentarsi dal lavoro per dedicarsi alle esigenze della persona assistita, ma il loro utilizzo deve rimanere collegato alla finalità assistenziale per cui sono stati riconosciuti.
Essere caregiver, quindi, non comporta un divieto assoluto di licenziamento; il lavoratore, infatti, può essere licenziato per giusta causa quando tiene delle condotte scorrette che possono nuocere l’azienda per cui lavora, come per esempio utilizzare in maniera abusiva o fraudolenta i permessi richiesti. La giurisprudenza ha più volte chiarito che, in questi casi, bisogna valutare concretamente il rapporto tra il tempo di permesso e l’attività di assistenza effettivamente svolta.
Un caso significativo
La vicenda riguarda un lavoratore che usufruiva dei permessi per assistere alla madre con disabilità. Il datore di lavoro, insospettito dal possibile utilizzo improprio dei permessi si era affidato a un’agenzia investigativa per effettuare alcuni accertamenti. Dagli accertamenti era emerso che, in due giornate in cui il lavoratore aveva chiesto permessi, aveva dedicato alla madre 84 minuti su 480 di permesso, ma il resto del tempo lo aveva dedicato ad attività personali o lo aveva trascorso presso la propria abitazione. Il dipendente era stato quindi licenziato per giusta causa. Il licenziamento era stato ritenuto legittimo sia dal Tribunale sia dalla Corte d’Appello di Torino, e la vicenda è successivamente arrivata davanti alla Corte di Cassazione. Con l’ordinanza 13155 del 7 maggio 2026, la Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo che l’assistenza alla madre fosse stata solo marginale rispetto al tempo complessivamente coperto dai permessi, e che la maggior parte del tempo era stata destinata ad attività estranee alle esigenze assistenziali.
Tutele del caregiver
Il fatto che un lavoratore usufruisca dei permessi della legge 104 non significa, però, che qualsiasi attività svolta durante il permesso possa essere considerata automaticamente abusiva; la Corte di Cassazione stabilisce infatti che non esiste un calcolo matematico per capire per quanto tempo il lavoratore si dedichi effettivamente alle cure della persona disabile e che l’assistenza non deve necessariamente consistere nella presenza continua accanto al familiare. È fondamentale però che le attività svolte siano funzionali alle esigenze della persona assistita. Inoltre, è importante specificare che, prima di procedere al licenziamento, il datore di lavoro deve verificare se il caregiver possa essere ricollocato in un’altra posizione disponibile, considerando anche gli elementi organizzativi dell’azienda. Il datore di lavoro deve quindi valutare soluzioni organizzative idonee e stabili, come una diversa distribuzione dell’orario o, se possibile, l’assegnazione a mansioni inferiori. L’eventuale rifiuto di adottare tali soluzioni può essere giustificato solo dimostrando che esse comporterebbero un onere organizzativo o economico sproporzionato.
Come possono intervenire le agenzie investigative
Quando il datore di lavoro ha il sospetto fondato e oggettivo che ci sia un abuso da parte del lavoratore dei permessi rilasciati per assistere il familiare con disabilità, può affidarsi ad un’agenzia investigativa autorizzata, in modo che possa svolgere le attività nel rispetto della normativa vigente e conservando gli elementi di prova nel modo corretto. In queste situazioni, Tarricone Investigazioni può agire attraverso:
– Attività di monitoraggio e di pedinamento, per verificare se il caregiver, durante i permessi, svolge attività di assistenza al familiare con disabilità;
– Attività di web intelligence (OSINT e SOCMINT), per la raccolta di elementi di prova dal web.
Al termine delle attività investigative viene redatto un dossier dettagliato contenente tutte le informazioni raccolte, corredato da report fotografici e video. Il dossier include inoltre un’analisi comparativa del tempo dedicato alla cura e all’assistenza della persona disabile, nonché allo svolgimento di attività a essa connesse, rispetto al tempo impiegato per attività e interessi personali, in modo tale da evitare di procedere al licenziamento senza i presupposti necessari.Infine, nel caso ci fosse la necessità, gli investigatori possono essere chiamati a testimoniare in tribunale, contribuendo a rafforzare il valore probatorio delle informazioni raccolte.
Fonte: NTpluslavoro.ilsole24ore.com; ordinanza n.13155-2026.pdf
