Confidentiality Guaranteed
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Fino a che punto possono arrivare i controlli di un datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti? E quando è possibile rivolgersi ad un’agenzia investigativa per verificare il comportamento di un lavoratore? La Corte di Cassazione, tramite la sentenza n. 16218 del 25 maggio 2026 si concentra su questi due punti: le investigazioni e i sistemi di localizzazione non possono essere usati semplicemente per verificare che il lavoratore stia svolgendo correttamente la propria prestazione. Un controllo diventa difensivo quando sussistono dei presupposti specifici, tra cui il sospetto fondato di una condotta illecita.
Il caso specifico
La vicenda riguarda un operatore di un mezzo per la raccolta dei rifiuti. Secondo l’azienda, il lavoratore effettuava pause e soste prolungate e non autorizzate durante il turno di lavoro, e sosteneva che queste avessero influito in modo negativo sull’attività di raccolta. Per verificare tale ipotesi, l’azienda si era affidata ad un’agenzia investigativa, la quale, per svolgere le attività, si era avvalsa di un sistema GPS installato sul veicolo aziendale. Il lavoratore, una volta constatate le pause non autorizzate, era stato licenziato e, successivamente, ha fatto ricorso alla Corte d’appello di Napoli, la quale ha dichiarato illegittimo il licenziamento, in quanto le indagini erano state avviate per controllare il mero comportamento del dipendente, ordinando la reintegrazione del lavoratore e il pagamento di un risarcimento. L’azienda ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che le investigazioni fossero finalizzate a verificare una condotta fraudolenta del dipendente e non il semplice svolgimento della prestazione lavorativa, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso, concordando con la decisione della Corte d’appello di Napoli.
La decisione della Cassazione si basa su un punto fondamentale, ovvero la distinzione tra i controlli sull’adempimento della prestazione lavorativa e i controlli difensivi; i primi verificano il rispetto degli orari, delle mansioni assegnate e delle procedure aziendali. I secondi, invece, accertano comportamenti illeciti del lavoratore, che non riguardano solo l’inadempimento degli obblighi contrattuali, ma anche, per esempio, l’accertamento di condotte fraudolente, penalmente rilevanti o lesive per l’azienda. La differenza risiede nella finalità del controllo: occorre verificare che l’attività sia stata avviata per accertare un comportamento illecito specifico, non per sorvegliare il modo in cui il dipendente svolge il proprio lavoro. La Cassazione, in questo caso, ha ritenuto che il controllo fosse rivolto a verificare lo svolgimento della prestazione lavorativa, e non un illecito specifico, rigettando così il ricorso.
La Cassazione, inoltre, richiama un principio importante anche per l’attività investigativa: il controllo difensivo deve essere mirato e attuato ex post, cioè dopo che il datore di lavoro ha acquisito un sospetto fondato e concreto della presenza di una condotta illecita. Infine, la sentenza sottolinea che spetta al datore di lavoro dimostrare le circostanze che hanno giustificato l’avvio del controllo difensivo.
Il problema della questione non è quindi l’utilizzo di GPS o investigatori, ma le finalità del controllo, ritenute illegittime in quanto riferite alle sole prestazioni lavorative. Le prove sono quindi state dichiarate inutilizzabili e per questo non risultavano elementi sufficienti per dimostrare l’inadempimento contestato al lavoratore.
Il supporto delle agenzie investigative
È importante ricordare che ci si può affidare ad un’agenzia investigativa solo quando si hanno sospetti concreti e fondati di un comportamento illecito, non per verificare semplicemente le prestazioni lavorative di un dipendente. In questi casi, l’agenzia investigativa autorizzata condurrà le indagini nel rispetto delle norme vigenti e raccoglierà le prove in modo lecito, conservandole correttamente per poi utilizzare in caso di contenzioso.
In particolare, Tarricone Investigazioni, oltre all’utilizzo di strumenti di localizzazione come GPS installati sui veicoli, può agire attraverso:
– Attività di pedinamento e monitoraggio, per verificare i comportamenti illeciti del dipendente, utilizzando le informazioni ricevute dai dispositivi GPS come ausilio
– Attività di Web Intelligence (OSINT e SOCMINT), per controllare sul web se ci sono informazioni, spesso diffuse dallo stesso lavoratore, relative ai suoi comportamenti
Tutto il materiale raccolto viene poi organizzato in un dossier investigativo dettagliato, contenente tutte le prove raccolte, utilizzabile in sede giudiziaria. Inoltre, qualora fosse necessario, gli investigatori possono essere chiamati a testimoniare per confermare il contenuto del dossier.
Fonte: www.laleggepertutti.it
