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Il congedo straordinario consente ai dipendenti di assentarsi dal lavoro per un massimo di due anni per prestare assistenza a familiari con gravi disabilità (come previsto dall’art. 3, comma 3 della Legge 104/92). Durante questo periodo, si riceve una retribuzione pari a quella dell’ultimo stipendio e la copertura figurativa è garantita. Il congedo può essere utilizzato sia in giorni consecutivi che frazionati e richiede la convivenza con il familiare assistito. Esiste un ordine di priorità tra i familiari aventi diritto, ed è possibile cumulare questo beneficio con i permessi L. 104 destinati ad altri familiari. La richiesta va presentata all’INPS o all’amministrazione competente.
Prima della riforma del 2022, l’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo n. 151 del 2001 riconosceva il diritto al congedo straordinario solo a una lista chiusa di familiari, dando priorità al coniuge convivente e ad altri parenti secondo un modello di famiglia fondato principalmente sul matrimonio. Il convivente di fatto non era espressamente incluso e per questo motivo, l’INPS e molti giudici escludevano la possibilità di riconoscere il congedo alle coppie non sposate. La situazione è cambiata con il decreto legislativo n. 105 del 2022, che ha finalmente incluso anche i conviventi di fatto tra i beneficiari del congedo, ma inizialmente questa estensione era considerata valida solo per il futuro, lasciando irrisolta la questione dei periodi precedenti.
Sentenza 197/2025
Con la sentenza n. 197 del 23 dicembre 2025, la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151/2001 nella versione precedente alla riforma del 2022, nella parte in cui escludeva il convivente di fatto dal diritto al congedo straordinario per assistere una persona con disabilità grave.
La questione era stata sollevata dalla Corte di cassazione nel giudizio promosso dall’INPS contro un lavoratore cui era stato negato il congedo per il periodo in cui assisteva la compagna disabile prima del matrimonio. Secondo la Corte, l’esclusione del convivente di fatto risultava irragionevole e lesiva dei diritti fondamentali della persona con disabilità, in particolare del diritto alla salute (art. 32 Cost.) e dei diritti inviolabili della persona (art. 2 Cost.)
Richiamando la propria giurisprudenza e quella della Corte EDU, la Consulta ha ribadito che l’interesse primario tutelato dal congedo straordinario è assicurare la continuità dell’assistenza all’interno della comunità di vita della persona disabile, indipendentemente dalla forma giuridica del legame familiare. Per questo motivo, la Corte ha ritenuto ingiustificata la differenza di trattamento rispetto ai permessi ex legge 104/1992, già estesi ai conviventi di fatto nel 2016.
La sentenza ha un rilievo significativo perché riconosce effetti anche per i periodi anteriori alla riforma del 2022, superando l’interpretazione restrittiva seguita dall’INPS e riaffermando il principio secondo cui la tutela dei diritti fondamentali della persona con disabilità viene prima delle formalità giuridiche.
Sospetti sull’utilizzo improprio del congedo/permessi per assistere i familiari con disabilità e il supporto delle agenzie investigative
Qualora sorgano dubbi in merito all’eventuale utilizzo non conforme da parte di un dipendente del congedo o dei permessi ex legge 104 per assistere il familiare con grave disabilità, rivolgersi ad un’agenzia investigativa è di fondamentale importanza per raccogliere evidenze in merito alla presunta condotta illecita del dipendente da utilizzare per mettere in atto il licenziamento.
In questi casi un’agenzia investigativa può offrire i seguenti servizi:
– Attività di monitoraggio e di pedinamento del dipendente in congedo/permesso;
– Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web: è spesso lo stesso dipendente a pubblicare online prove delle sue condotte incompatibili con l’assistenza da prestare al disabile;
– Redazione di un dossier contenente le evidenze raccolte;
– Testimonianza in tribunale, se necessario.
Quando lavoratore e persona disabile condividono la stessa abitazione, diventa complesso distinguere tra momenti di assistenza e normale vita quotidiana. Le attività di controllo devono quindi essere mirate e proporzionate, per evitare violazioni della privacy e valutazioni errate di presunti abusi, soprattutto alla luce dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale che ha ampliato la tutela dei conviventi di fatto. Per evitare errori che potrebbero rendere inutilizzabili i dati raccolti e impedire il licenziamento del dipendente, è quindi fondamentale affidarsi ad agenzie investigative autorizzate e professionali.
Fonti: giuslavoristi.it; inps.it
