Confidentiality Guaranteed
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In questi giorni sono tante, troppe, le notizie riguardanti la diffusione illecita di materiale intimo, e tra le vittime non mancano i personaggi noti, come il conduttore televisivo Stefano De Martino.
Nello specifico l’uomo è stato vittima, insieme alla compagna Caroline Tronelli, anche di un accesso abusivo a sistema informatico: qualcuno ha sottratto delle immagini private dalle telecamere di videosorveglianza posizionate all’interno dell’abitazione della donna, ritraenti la coppia in atteggiamenti intimi, diffondendo i video così ottenuti sulle più note app di messaggistica, come Telegram e WhatsApp, e su diversi siti online nei quali è possibile trovare migliaia di riprese simili, ottenute probabilmente con le stesse modalità, e riguardanti altre persone ignare di essere state “sbattute” in rete.
La coppia ha ingaggiato un investigatore privato, che è intervenuto effettuato delle indagini digitali, e rilevando e certificando la presenza del materiale videofotografico sulle diverse piattaforme, condiviso innumerevoli volte.
Nelle stesse ore è esploso il caso del gruppo Facebook “Mia moglie”: “oltre 32.000 uomini hanno creato un gruppo Facebook dove condividono foto intime delle proprie mogli senza il loro consenso, cercando approvazione e complicità in questa violenza“. Lo denuncia su Instagram No justice no peace.
Mogli e compagne date “in pasto” ad altri uomini, ritratte a loro insaputa, quasi sempre in atteggiamenti intimi.
È importante ribadire che a commettere un reato non è solo chi ha diffuso inizialmente il materiale, ma anche tutti coloro che continuano a divulgarlo, arrecando danno alla vittima, senza fare denuncia agli organi competenti.
Anche il Garante della Privacy è intervenuto sul caso De Martino-Tronelli, ordinando “l’immediata limitazione definitiva del relativo trattamento”, annunciando, infatti, di aver “adottato un provvedimento di avvertimento circa il carattere presumibilmente illecito di ogni eventuale ulteriore diffusione dei medesimi filmati”.
Per questo motivo, se si è vittime di diffusione illecita di immagini e video personali e/o sessualmente espliciti, è importante una approfondita attività di indagine, per ricostruire la rete delle persone coinvolte e le dinamiche messe in atto, e soprattutto per tutelarsi, producendo materiale convalidato e sostenibile in giudizio.
Sempre più persone chiedono l’intervento ed il supporto delle agenzie investigative autorizzate, che possono raccogliere le prove attraverso delle indagini di Web Intelligence OSINT e SOCMINT, e delle indagini sul campo, tramite attività di monitoraggio e di pedinamento, se queste condotte dovessero avere delle ripercussioni anche nella “realtà”.
Tutte le informazioni raccolte all’interno della rete, data la natura mutevole di questa, vengono cristallizzate nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare l’informazione anche qualora venisse cancellata.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
– attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
– attività di pedinamento e di monitoraggio;
– attività di Computer Forensics, per l’estrazione e la conservazione dei dati digitali.
Fonte: tgcom24.mediaset.it
