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Negli ultimi mesi l’A.S. Roma si vede coinvolta in una vicenda che ha come protagonista una dipendente licenziata dopo essere stata vittima di Revenge Porn. La donna, di circa 30 anni, è stata allontanata dopo che un proprio video intimo sarebbe stato diffuso tra i compagni e lo staff da parte di un giocatore della Primavera. La società ha preferito licenziarla adducendo come motivazione quella di «incompatibilità ambientale».
La colpa della donna è quella di essere stata gentile e di aver prestato il proprio smartphone per una chiamata ad un giovane giocatore, ma i fatti sono andati diversamente. Il ragazzo mentre ha in custodia il cellulare della donna sottrae dallo stesso un video a luci rosse, che ritraeva la donna insieme al suo compagno in atteggiamenti intimi, per poi diffonderlo al resto della squadra raggiungendo poi dirigenti, staff e altri dipendenti.
In un secondo momento, la donna si vede vittima a tutti gli effetti di Revenge Porn a causa di chat interne e di commenti pubblicati sui social contenenti a sfondo sessuale.
Lorenzo Vitali, legale dei Friedkin, ha inviato la lettera di licenziamento alla donna evidenziando che la diffusione del video aveva compromesso la possibilità di mantenere un ambiente di lavoro sereno all’interno dello staff e dei giocatori dell’A.S. Roma. Essa viene subito allontanata dal centro sportivo e la società ha evitato di commentare ulteriormente la vicenda.
Successivamente all’evento, sarebbe arrivata anche l’ammissione in lacrime da parte del calciatore che in una riunione avrebbe confessato di aver sottratto il video dal cellulare della donna.
La stessa si è rivolta ad un legale, Francesco Bonzini, il quale ha provato a negoziare una riammissione dell’ex dipendente all’interno della società contestando anche il fatto che il calciatore non avrebbe ricevuto alcun tipo di sanzione.
Se l’azione legale dovesse avere un seguito, l’A.S. Roma sarà costretta, quantomeno, a prendere una posizione pubblica.
Per prevenire e arginare gli episodi di Revenge Porn è importante una approfondita attività di indagine, per ricostruire la rete delle persone coinvolte e le dinamiche messe in atto, e soprattutto per tutelare la vittima di questo reato, producendo materiale convalidato e sostenibile in giudizio.
Sempre più persone chiedono l’intervento ed il supporto delle agenzie investigative autorizzate, che possono raccogliere le prove attraverso delle indagini di Web Intelligence OSINT e SOCMINT, e delle indagini sul campo, tramite attività di monitoraggio e di pedinamento, qualora, come spesso accade, queste condotte persecutorie abbiano delle ripercussioni anche nella realtà.
Gli investigatori preposti a questo tipo di indagine hanno il know-how e le caratteristiche necessarie per monitorare dall’interno gli ambienti fisici e virtuali nei quali questo tipo di illeciti si consumano.
Tutte le informazioni raccolte all’interno della rete, data la natura mutevole di questa, vengono cristallizzate nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare l’informazione anche qualora venisse cancellata.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
-Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
-Attività di pedinamento e di monitoraggio;
-Attività di Computer Forensics, per l’estrazione e la conservazione dei dati digitali.
Fonte: msn.com
