Confidentiality Guaranteed
Confidentiality Guaranteed

Dopo la conferma di divorzio o separazione, è risaputo che al coniuge economicamente più debole spetti un contributo, qualora non gli sia possibile essere completamente autonomo.
Da tempo la giurisprudenza non tiene più conto del tenore di vita che si aveva durante il matrimonio, ma è capitato spesso che alle ex mogli casalinghe venisse riconosciuto il mantenimento con funzione compensativa, ovvero come “risarcimento” per le opportunità perse. Infatti, solo se l’ex coniuge non ha opportunità professionali o le ha sacrificate per prendersi cura della famiglia è dovuto il mantenimento.
Di recente, la giurisprudenza ha iniziato a considerare il mantenimento dovuto all’ex moglie casalinga non più in modo automatico per il “sacrificio” sopportato, ma basandosi sulle prove portate dalla stessa.
Dunque, da questo momento in poi non vi è principio di legge che impone automaticamente il diritto al mantenimento o all’assegno divorzile per l’ex moglie casalinga dopo il divorzio. La giurisprudenza si mostra comunque favorevole a riconoscerlo, in quanto riprendere a lavorare ed avere una vita dignitosa dopo molti anni di inoccupazione può essere difficile.
L’importanza di questo cambiamento è maggiormente comprensibile se si considera che fino ad ora la donna non aveva particolari oneri probatori. Come prova era sufficiente il semplice fatto di non aver lavorato per anni, occupandosi della famiglia e della gestione domestica.
A livello pratico non cambia molto, ovviamente non lavorare per tempi prolungati rende difficile trovare una successiva occupazione. Per l’orientamento più recente, qualora la casalinga voglia il mantenimento deve dimostrare:
L’innovazione principale riguarda l’onere della prova per le opportunità perse. Il coniuge che ha rinunciato al lavoro per occuparsi di casa e figli deve dimostrare le concrete opportunità che ha perduto, da cui avrebbe potuto ottenere una situazione economica migliore.
Dato che stabilire con certezza se ed in che misura il coniuge, rimanendo a casa, abbia perso opportunità lavorative concrete è molto difficile, e considerando che i differenti percorsi di vita di ognuno non permettono nemmeno di effettuare supposizioni o presunzioni in merito, per la valutazione si fa affidamento ad alcuni criteri, come ad esempio quello temporale: si parla della durata del matrimonio e dell’età del coniuge al momento delle nozze ed al momento della separazione.
Tali informazioni possono risultare decisive per stabilire l’incolpevolezza dell’ex coniuge e conseguentemente per concedergli l’assegno di mantenimento o divorzile. Ciò non toglie l’eventualità del diritto agli alimenti, che è molto limitato e non sussiste dopo il divorzio.
La Cassazione ribadisce dunque che le opportunità perse sono fondamentali per capire le possibilità occupazionali dell’ex coniuge, ed eventualmente la colpa dell’incapacità a mantenersi autonomamente, nonché a prendere in considerazione la funzione compensativa dell’assegno divorzile in favore delle casalinghe.
Un importante supporto in questi casi può essere richiesto alle agenzie investigative autorizzate, che intervengono con delle indagini sul tenore di vita e sull’attuale situazione patrimoniale dell’ex coniuge. Con l’aumento delle separazioni e dei divorzi, queste indagini sono, ad oggi, tra le più richieste, e nella maggior parte dei casi portano ad una revisione dell’assegno a favore dell’uno o dell’altro.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
-Attività di monitoraggio e di pedinamento;
-Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
-Indagini patrimoniali, volte a determinare l’effettiva consistenza del patrimonio del soggetto;
-Testimonianza in Tribunale, per confermare quanto riportato nel Dossier, se necessario.
Fonte: money.it.
