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Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 28367 del 27 ottobre 2025) ha ribadito un principio chiave in materia di rapporto di lavoro: il dipendente che presenta un certificato medico ma svolge attività fisiche o sportive incompatibili con le limitazioni dichiarate può essere licenziato per giusta causa.
Il caso concreto
Il caso che ne costituisce un esempio lampante riguarda un dipendente della Johnson s Johnson S.p.A., addetto alla produzione, che, nonostante fosse stato dichiarato idoneo al suo ruolo con prescrizioni mediche restrittive (divieto di movimentare carichi superiori a 18 kg e di sollevare oggetti sopra la spalla), pubblicava sui social immagini e video mentre praticava sollevamento pesi e attività da personal trainer certificato.
L’azienda, venuta a conoscenza di tali comportamenti anche grazie alle prove raccolte dall’agenzia investigativa incaricata, ha ritenuto la condotta incompatibile con le limitazioni mediche e lesiva dei doveri di correttezza e buona fede, come imposto dagli articoli 1175 e 1375 del Codice civile, procedendo al licenziamento disciplinare.
La Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento, sottolineando che anche attività svolte fuori dall’orario di lavoro possono costituire violazione dei doveri di fedeltà se idonee a compromettere il rapporto fiduciario o a pregiudicare la capacità lavorativa del dipendente.
Per di più, non è necessario che il lavoratore preso in giudizio arrechi danni economici all’azienda o al suo datore di lavoro: per procedere al licenziamento è sufficiente che il suo comportamento risulti incompatibile, in maniera oggettiva, con la condizione di salute da lui precedentemente dichiarata, o che vìoli gli obblighi contrattuali di fedeltà e il rapporto di fiducia tra dipendente e datore di lavoro.
Inoltre, a seguito di una lamentela e conseguente ricorso da parte del lavoratore per una presunta violazione della sua privacy, la Corte ha chiarito che non si tratta di violazione se le prove (foto o video) sono state rese pubbliche volontariamente sui social.
Come può intervenire un’agenzia investigativa
In casi simili, le agenzie investigative specializzate in indagini aziendali e verifiche sul personale svolgono un ruolo cruciale, come abbiamo visto.
Ecco in che modo possono supportare l’azienda:
– Attività di monitoraggio e di pedinamento
Attività di monitoraggio e di pedinamento del dipendente o del soggetto di interesse.
– Indagini OSINT
Ricerca, raccolta ed analisi di notizie tratte da open sources, fonti disponibili e accessibili, mediante l’utilizzo di tecniche, software o digital tools capaci di filtrare la ricerca ove necessario.
– Indagini SOCMINT
Analisi di informazioni (dati, video, immagini, audio e altri contenuti) prodotte e scambiate tramite piattaforme digitali o social media. Tali indagini risultano molto utili se si vogliono acquisire informazioni in tempo reale.
Al termine delle verifiche, l’agenzia fornisce un report dettagliato e certificato, corredato di prove, utile per sostenere eventuali procedimenti disciplinari o giudiziari, il cui valore legale è riconosciuto in fase di giudizio in virtù delle autorizzazioni ex art.134 T.U.L.P.S.
Inoltre, gli investigatori privati potranno essere convocati in Tribunale in qualità di testimoni in tutte le fasi di giudizio.
Conclusioni
Indagini mirate, rispetto della privacy e prove certe sono la chiave per proteggere il valore più importante in ogni organizzazione: la fiducia.
Essere in malattia non significa essere liberi da responsabilità. La coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si fa è alla base del rapporto di fiducia con l’azienda.
In casi analoghi a quello analizzato, un’agenzia investigativa specializzata può fare la differenza, aiutando i datori di lavoro a smascherare comportamenti scorretti e a intervenire con prove solide, nel pieno rispetto della legge.
Fonti: Broccardi.it; Ǫuifinanza.it; Niuslex.com
