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Il gang stalking, conosciuto anche con il nome di group stalking o stalking di gruppo, è un’azione persecutoria organizzata da un gruppo di persone ai danni di un “Target Individual”, ossia di un individuo bersaglio, con lo scopo di molestare, condizionare e controllare la vittima.
Di solito lo stalking viene messo in atto da un solo individuo, ma dai primi anni 2000 si è iniziato a parlare sempre di più di stalking di gruppo, perché il fenomeno si è diffuso in maniera repentina, anche grazie all’utilizzo frequente, negli ultimi anni, dei social network, che lo facilitano.
Infatti, partendo da quanto riportato nello studio scientifico sul tema, “Denunce di stalking di gruppo: uno studio esplorativo della loro natura e dell’impatto sui denuncianti” del 2015 di Sheridan e James, si è appurato che online esistono centinaia di comunità che praticano questo tipo di stalking. Secondo gli esperti “i siti web che amplificano le notizie (…) di stalking di gruppo sono una comunità estrema che può incoraggiare pensieri deliranti”, rappresentando “un lato oscuro del social networking”.
Ma perché le persone si uniscono per partecipare ad attività di stalking di massa?
Solitamente vengono loro raccontate bugie, di natura positiva o negativa, al fine di ottenerne la partecipazione. Ad alcune persone vengono riconosciuti dei vantaggi anche economici, ma spesso basta fare leva sui pregiudizi già insiti nei soggetti coinvolti, come diverse forme di razzismo, omofobia o altro tipo di odio per ciò che la vittima è o rappresenta.
Dietro questo tipo di gruppi non vi sono necessariamente organizzazioni governative o criminali, ma si tratta spesso di libera aggregazione motivata da una “affinità di intenti”, se così si può dire.
I motivi possono essere molti, tra i più comuni: vendetta, accuse di crimini che la vittima avrebbe commesso (spesso false), semplice divertimento.
Tra gli atti di persecuzione più diffusi, messi in atto dagli stalker, vi sono: diffamazione, insulti e denigrazione online, furto di identità, minacce, messaggi e chiamate ripetuti, pedinamenti, danni all’abitazione o all’autovettura della vittima.
Una delle tecniche più diffuse, inoltre, è l’induzione di collegamenti apparentemente assurdi: gli stalker assumono condotte così strane che la vittima ha il timore di denunciare per paura di sembrare “pazza”.
Ovviamente anche questo tipo di stalking costituisce un reato, punito ai sensi dell’art. 612 bis C.p. :“chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.
Per dimostrare la continuità delle molestie e la loro interferenza nella quotidianità della vittima, tali da modificarne la normale routine, è importante raccogliere le prove per procedere con una denuncia presso gli organi competenti e/o da presentare in giudizio, rivolgendosi ad una agenzia investigativa.
Gli investigatori privati chiamati ad intervenire possono documentare ogni contatto della vittima con il gruppo di stalker, identificandone i componenti lì dove non fossero noti alla vittima, come spesso accade. A tale scopo gli investigatori effettuano attività di pedinamento e contropedinamento, coadiuvate da attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta delle informazioni utili anche dal web e da attività di Computer Forensics, per l’estrazione e la conservazione dei dati digitali.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
– Contropedinamento, pedinamento e monitoraggio;
– indagini OSINT e SOCMINT, per la raccolta di tutti gli elementi utili a dimostrare l’illecito, cristallizzandoli nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare le informazioni anche qualora venissero cancellate;
– Computer Forensics, per l’estrazione e la conservazione dei dati digitali;
– Testimonianza in Tribunale, se necessario, per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo.
Fonte: StudioCataldi
