Confidentiality Guaranteed
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IL CASO
Un soggetto, inquilino in un appartamento, reclama la presenza di una telecamera di sorveglianza sopra la porta di ingresso, posizionata dalla proprietaria. Il fine di questa telecamera è quello di controllare che non si introducano all’interno dell’immobile persone non autorizzate, ospitate dagli inquilini. Questa clausola è stata introdotta all’interno del contratto d’affitto e, in seguito, è stata accettata dagli affittuari, i quali, si chiedono ora se questo tipo di clausola sia lecita e se si possa impedire ai conduttori, che pagano regolarmente l’affitto, di introdurre e ospitare altre persone all’interno dell’abitazione.
INSTALLAZIONE DI TELECAMERE DA PARTE DEL LOCATORE
In base a quanto previsto dall’articolo 1619 del Codice civile, il proprietario di casa ha il dovere di controllare che l’affittuario o gli affittuari rispettino gli obblighi e le clausole previste all’interno del contratto di locazione. Questo tipo di verifica può essere effettuata dal proprietario solamente accedendo all’abitazione in questione, in seguito all’autorizzazione degli inquilini e agli orari prefissati con questi.
LA NORMATIVA SULLA PRIVACY
Il fatto di installare e collocare telecamere di sorveglianza è un argomento delicato che riguarda la normativa sulla privacy e soprattutto quanto previsto all’interno del GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) e del Codice in materia di protezione dei dati personali.
Viene previsto che, per quanto riguarda il trattamento dei dati personali, la riprese effettuate da una telecamera di sorveglianza devono rispettare i principi di liceità, correttezza e trasparenza.
Il proprietario di un’abitazione in locazione non può quindi posizionare delle telecamere di sorveglianza che riprendano gli inquilini dell’abitazione senza il loro consenso, che deve essere esplicito, specifico, informato e libero.
Nel caso in questione, la proprietaria dell’abitazione deve comunicare agli inquilini l’eventuale volontà di posizionare telecamere di sorveglianza e l’installazione di queste potrà avvenire solamente in seguito al consenso di questi. In caso contrario, la proprietaria sarebbe accusata di aver commesso il reato di illecite interferenze nella vita privata.
Gli inquilini, durante la permanenza nell’abitazione, potranno decidere in qualsiasi momento di voler far interrompere la ripresa delle videocamere, negando quindi il consenso, anche se inizialmente questo era stato accettato ed era previsto all’interno del contratto di affitto. Quindi, nei casi in cui gli inquilini non accettassero più la presenza delle telecamere in questione, sarebbe loro diritto negare l’iniziale consenso. Il diritto alla privacy, infatti, è indisponibile e quindi non può mai essere limitato.
È importante precisare però, che l’eventuale e successivo “ripensamento” riguardo l’installazione di videocamere di sorveglianza, non è da considerare come un buon motivo di risoluzione del contratto di locazione e di sfratto.
Gli inquilini, presa la decisione in questione, dovranno comunicarlo al proprietario dell’abitazione. Nei casi in cui quest’ultimo non sia d’accordo e non voglia procedere con la rimozione delle telecamere, gli inquilini potranno rivolgersi al Garante per la Protezione dei Dati Personali, procedere anche per vie legali, oppure ancora tramite querela penale.
LA VIDEOCAMERA SULLA PORTA DI INGRESSO
Nel caso in cui si parlasse di videocamera di sorveglianza posizionata sulla porta di ingresso, questa potrebbe venire considerata lecita solamente nel caso in cui siano presenti, i seguenti criteri:
-La telecamera riprende solo l’esterno dell’abitazione e non gli spazi interni;
-La telecamera ha il solo fine di controllare gli ingressi nell’abitazione e verificare che non si introducano all’interno malviventi o abusivi;
-Gli inquilini siano a conoscenza della presenza di telecamere di sorveglianza e del motivo per cui queste siano state installate;
-Gli inquilini hanno accettato l’installazione delle telecamere di sorveglianza dando il proprio consenso e non revocandolo in seguito.
Nel caso in cui, però, le videocamere di sorveglianza riprendano anche gli spazi interni, o questo non fosse necessario per la sicurezza dell’abitazione, o ancora nel caso in cui venisse revocato il consenso degli affittuari, la collocazione di queste telecamere potrebbe venire considerata illegittima.
Se vi è il dubbio di essere ascoltati e spiati all’interno della propria abitazione, gli investigatori privati possono essere chiamati ad effettuare una bonifica elettronica ed ambientale. Inizialmente verrà condotta un’ispezione visiva degli ambienti interessati, successivamente verranno esaminati gli spazi con la giusta attrezzatura come rilevatori professionali “hi-tech” di microspie, ovvero dispositivi elettronici appositamente progettati per individuare e rilevare i segnali a radiofrequenza generati da microspie o telecamere occultate di ogni tipo: trasmettitori di segnali audio e/o video.
Fonte: laleggepertutti.it
