Confidentiality Guaranteed
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Nel panorama contemporaneo delle risorse umane, la digitalizzazione ha radicalmente trasformato le modalità con cui le aziende selezionano i potenziali collaboratori. Sempre più spesso, i recruiter affiancano alla classica valutazione del curriculum vitae il cosiddetto social screening, ovvero l’esame e l’analisi dei profili digitali e dell’attività online dei candidati. Tuttavia, questa pratica si colloca su un confine estremamente sottile tra la legittima verifica delle competenze e un’indebita ingerenza nella vita privata dell’individuo.
Il confine tra idoneità professionale e sfera privata
La funzione essenziale della fase di selezione è la valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore in relazione alle mansioni da svolgere. Quando l’osservazione si estende ai canali social personali, il rischio concreto è che il giudizio si sposti dalle competenze tecniche e dalle esperienze pregresse a elementi del tutto estranei all’ambito lavorativo, quali opinioni personali, stile di vita o orientamenti individuali.
Ciò crea una forte asimmetria informativa:
– Il candidato spesso non è al corrente del fatto che la sua attività digitale sia oggetto di monitoraggio o valutazione.
– I criteri utilizzati per l’analisi e la contestualizzazione dei contenuti pubblicati online raramente sono resi noti.
– Manca un canale di confronto immediato che consenta all’interessato di giustificare o contestare l’interpretazione data a determinati contenuti estranei alla propria vita professionale.
Per questa ragione è fondamentale effettuare delle indagini pre-assuntive rivolgendosi a dei professionisti, come gli investigatori esperti in Web Intelligence della Tarricone Investigazioni, che possano coniugare le opportunità offerte dalle tecnologie digitali con il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori, limitando l’analisi ai soli aspetti strettamente rilevanti per la posizione lavorativa e garantendo la massima trasparenza, permettendo all’azienda di procedere con una selezione equa, imparziale e conforme al quadro normativo vigente.
Il quadro normativo e i limiti legali entro quali le indagini vengono svolte
Per evitare che la ricerca di personale si trasformi in uno scrutinio generalizzato della persona, l’ordinamento giuridico, infatti, stabilisce precisi paletti:
Diritto del Lavoro e divieto di indagini non pertinenti: le norme a tutela del lavoratore vietano di effettuare indagini sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del candidato, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale.
Protezione dei dati personali (GDPR): la consultazione dei dati liberamente disponibili in rete non ne autorizza automaticamente il trattamento o il reimpiego in ambito decisionale. Il trattamento dei dati personali in fase pre-assuntiva deve sempre rispettare i principi di necessità, proporzionalità e pertinenza.
Principio di non discriminazione: l’utilizzo di informazioni personali reperite online può dar luogo a decisioni viziate da discriminazioni dirette o indirette, precludendo l’accesso al lavoro sulla base di fattori extra-professionali.
Sistemi di Intelligenza Artificiale e decisioni automatizzate: l’impiego crescente di algoritmi per lo screening e la profilazione dei candidati impone massima trasparenza e l’adozione di garanzie a tutela del diritto a non essere sottoposti a decisioni basate unicamente su trattamenti automatizzati.
Aspetti probatori e tutele
Nel caso in cui un candidato venga escluso da un processo di selezione sulla base di un’attività di social screening illecita o discriminatoria, si aprono complessi profili probatori. Dimostrare che il rifiuto sia dipeso dall’acquisizione indebita di informazioni personali rappresenta una sfida cruciale, ma l’ordinamento prevede diversi rimedi e tutele per sanzionare le condotte difformi dalla legge e garantire il rispetto della dignità della persona anche nello spazio digitale.
Fonte: ilsole24ore
