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Una recente sentenza del Tribunale di Treviso (n. 201/2025) ha stabilito che un tradimento reiterato, se provoca danni alla salute, all’onore o alla dignità del coniuge tradito, può generare un vero e proprio obbligo di risarcimento. Si tratta di un danno non patrimoniale, che la persona lesa deve dimostrare, ma che non può essere calcolato usando le tabelle per il danno parentale o da diffamazione. La decisione spetta al giudice, che deve valutare equamente il caso concreto, considerando ad esempio se il tradimento sia avvenuto nell’ambiente di lavoro condiviso.
Nel diritto di famiglia, la violazione del dovere di fedeltà è normalmente sanzionata con l’addebito della separazione, una forma di responsabilità che incide sugli aspetti economici, ma non comporta automaticamente un risarcimento. Tuttavia, la sentenza di Treviso definisce quando l’infedeltà può diventare un vero illecito civile. Se il comportamento è particolarmente lesivo della dignità personale e professionale, il tradimento può superare la soglia del dolore considerato tollerabile e dare luogo a una richiesta di risarcimento.
Quando si può chiedere il risarcimento?
Non basta il semplice tradimento. Per ottenere un risarcimento ai sensi dell’art. 2059 del Codice Civile, è necessario che il comportamento del coniuge abbia violato diritti fondamentali, come la salute o la reputazione. Ad esempio, è il caso di un tradimento pubblico e umiliante, che espone la persona al disprezzo altrui.
Il danno deve quindi essere più grave del normale dolore per la fine di un rapporto. Nella vicenda esaminata, i tradimenti ripetuti all’interno della scuola di danza fondata dalla coppia hanno danneggiato la reputazione e la dignità professionale della moglie, giustificando così il risarcimento.
Cosa deve dimostrare la persona tradita?
Chi chiede il risarcimento deve provare non solo l’infedeltà, ma anche le conseguenze dannose che ne sono derivate. È necessario documentare, ad esempio, uno stato depressivo con certificati medici o dimostrare di aver subito danni alla reputazione sul lavoro o nel contesto sociale.
Tuttavia, il giudice può anche basarsi su presunzioni: se il tradimento è stato particolarmente offensivo e vistoso, può considerare la lesione alla dignità evidente anche senza prove specifiche.
Come si calcola il risarcimento?
Il giudice deve stabilire l’importo del risarcimento in modo equitativo, cioè valutando tutte le circostanze del caso senza usare schemi fissi o formule matematiche. Vanno considerati elementi come la durata e la modalità dei tradimenti, il contesto (ad esempio un ambiente lavorativo condiviso), il livello di sofferenza e l’impatto sui diritti fondamentali della persona.
Perché non si usano tabelle standard?
Secondo il Tribunale di Treviso, non è corretto applicare le “tabelle di Milano” o simili per casi di questo tipo, perché si tratta di situazioni diverse e non comparabili. Questo tipo di danno richiede una valutazione autonoma e su misura.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
Gli investigatori privati possono essere fondamentali per raccogliere le prove del tradimento e dei danni che ne conseguono.
In particolare gli investigatori effettuano:
• Attività di monitoraggioe di pedinamento del partner infedele;
• Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web: è spesso lo stesso partner infedele a pubblicare online prove delle sue condotte disoneste.
Fonte: laleggepertutti.it
