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Con l’ordinanza n. 7961, 25 marzo 2024, la Cassazione ha deciso che la revoca dell’assegnazione dell’abitazione familiare costituisce una sopravvenienza sfavorevole e può quindi giustificare la revisione dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge.
La vicenda vede, per l’appunto, un uomo che, con ricorso ex art. 9 L 898/70, chiedeva al tribunale di Brescia di revocare l’assegnazione all’ex moglie della casa coniugale, di sua proprietà, in quanto entrambi i figli maggiorenni non erano più conviventi con la madre.
La donna ha accettato la proposta dell’uomo, a patto che lo stesso riconoscesse l’aumento dell’assegno di divorzio da euro 800,00 a euro 1.500,00 mensili.
Il tribunale di Brescia ha accolto la domanda da parte dell’uomo per la revoca dell’assegnazione della casa familiare, ma ha rigettato la domanda in merito all’aumento dell’assegno divorzile.
L’ex moglie ha presentato reclamo alla Corte d’appello, la quale, di conseguenza, ha emesso decreto di accoglimento del reclamo, statuendo l’obbligo dell’ex marito di versare un contributo di mantenimento pari a euro 1.200,00 a decorrere dalla domanda.
Dalle considerazioni riportate nell’ordinanza, la Corte ha enunciato il seguente principio di diritto: “in tema di revisione delle condizioni di divorzio, costituisce sopravvenienza valutabile, ai fini dell’accertamento dei giustificati motivi per l’aumento dell’assegno divorzile, la revoca dell’assegnazione della casa familiare di proprietà esclusiva dell’altro ex coniuge, il cui godimento, ancorché funzionale al mantenimento dell’ambiente familiare in favore dei figli, costituisce un valore economico non solo per l’assegnatario, che ne viene privato per effetto della revoca, ma anche per l’altro coniuge, che si avvantaggia per effetto della revoca, potendo andare ad abitare la casa coniugale o concederla in locazione a terzi o comunque impiegarla in attività produttive, compiendo attività suscettibili di valutazione economica che, durante l’assegnazione all’altro coniuge, non erano consentite.”
In casi come questo, l’ex coniuge può chiedere l’aiuto ad una agenzia investigativa autorizzata, per risalire ai redditi dell’ex partner, per capire le nuove abitudini e per ottenere un quadro realistico dell’attuale situazione economica.
Gli investigatori privati intervengono con delle indagini patrimoniali e con delle indagini sul reale tenore di vita dell’ex coniuge.
Una volta raccolti gli elementi utili all’indagine, gli investigatori redigono un dossier dettagliato che l’ex coniuge può produrre in giudizio per chiedere la rideterminazione dell’assegno di mantenimento o divorzile.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
– Attività di monitoraggio e di pedinamentodell’ex coniuge;
– Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT, per la raccolta di elementi di prova dal web;
– Indagini patrimoniali;
– Testimonianza in Tribunale, per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo, se necessario.
Fonte: www.avvocatoandreani.it
