Confidentiality Guaranteed
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La Corte d’Appello di Venezia aveva confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa di una lavoratrice, accusata di aver condiviso un video denigratorio, all’interno di una chat WhatsApp privata con i colleghi.
Nel filmato, girato all’interno del punto vendita nel quale la dipendente lavorava, veniva presa in giro, in maniera ironica e offensiva, una cliente per il suo aspetto fisico.
La società aveva ritenuto la condotta gravemente lesiva della propria immagine e della dignità della cliente, giustificando così l’interruzione immediata del rapporto di lavoro.
La lavoratrice aveva impugnato la decisione, sostenendo che la condivisione fosse avvenuta in un contesto privato e ristretto, circoscritto esclusivamente ai colleghi presenti nella chat.
In particolare, aveva evidenziato come la conversazione fosse tutelata dalla segretezza della corrispondenza, un diritto garantito dall’articolo 15 della Costituzione, contestando la possibilità che i messaggi scambiati all’interno di una chat privata potessero essere utilizzati come prova per fini disciplinari.
La Corte di Cassazione ha ribaltato la sentenza d’appello, sottolineando che le comunicazioni private, rientrano nell’ambito della libertà di corrispondenza tutelata dalla Costituzione.
Secondo i giudici, il messaggio era destinato a rimanere segreto, rivolto solo a persone determinate e con l’esplicita volontà di escludere terzi estranei dalla sua conoscenza.
La Cassazione ha chiarito che il potere disciplinare del datore di lavoro non può estendersi alla sfera privata dei dipendenti, se non in presenza di comportamenti che ledano direttamente gli interessi aziendali o compromettano il rapporto fiduciario.
Inoltre, ha ribadito che la libertà di corrispondenza rappresenta un diritto fondamentale, che non può essere limitato senza valide ragioni legate alla tutela di interessi superiori.
Di conseguenza, la Corte ha stabilito che il contenuto della chat privata non poteva essere utilizzato per giustificare il licenziamento, indipendentemente dalle modalità con cui il datore di lavoro ne fosse venuto a conoscenza.
La sentenza riafferma l’importanza della tutela della riservatezza nei rapporti di lavoro, sottolineando che il datore di lavoro non può ingerirsi nella vita privata del dipendente al di fuori del contesto lavorativo.
Per la gestione di problematiche di questo tipo è bene rivolgersi a dei professionisti, come gli investigatori privati, per essere certi di ottenere prove legali e ottenute nel massimo rispetto della privacy.
Come possono intervenire gli investigatori privati in questi casi?
– attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
– testimonianza in tribunale, se necessaria;
– computer forensics.
Fonte: ilSole24Ore
