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Il licenziamento per giusta causa è la cessazione immediata e senza preavviso del contratto di lavoro per motivi talmente gravi da non permettere la continuazione, neanche provvisoria, del rapporto. È previsto dall’art. 2119 del Codice Civile e si applica quando il comportamento del lavoratore compromette irrimediabilmente il vincolo di fiducia con il datore di lavoro.
Questa norma si integra con l’art. 2104 c.c., riguardante la diligenza del lavoratore, e l’art. 2105 c.c., relativo all’obbligo di fedeltà, che richiede correttezza e buona fede, requisiti applicabili anche alla fase precontrattuale (artt. 1175 e 1375 c.c.).
Sentenza 10463/2025 del 20 ottobre
La sentenza 10463/2025 del 20 ottobre del Tribunale di Roma fa riferimento proprio al venir meno, già nella fase precontrattuale, dei requisiti sopra indicati. Nello specifico la sentenza ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa di una lavoratrice, respingendone il ricorso. Il giudice ha ritenuto determinanti le dichiarazioni mendaci rese dalla dipendente in fase preassuntiva, con cui aveva falsamente attestato una pluriennale esperienza come assistente di volo, anche presso la stessa compagnia che l’aveva poi assunta a tempo indeterminato senza periodo di prova. Le false dichiarazioni erano state reiterate sia nel curriculum che in una mail che nei colloqui, sia dopo l’assunzione tramite una dichiarazione sostitutiva ex art. 46 Dpr 445/2000, al fine di conseguire il rilascio del certificato di membro dell’equipaggio, in cui aveva dichiarato di aver lavorato presso la medesima compagnia dal 2010 al 2021, cosa impossibile visto che in quel periodo la compagnia era in amministrazione straordinaria e non aveva stipulato nessun contratto a termine.
Accertata la non veridicità dei fatti e ammessa la condotta dalla lavoratrice stessa, il Tribunale ha ritenuto irrimediabilmente compromesso il rapporto fiduciario, soprattutto in considerazione delle mansioni da svolgere, giudicando proporzionato il licenziamento per giusta causa.
Il Tribunale chiarisce inoltre l’irrilevanza, nella fattispecie, della mancata affissione del codice disciplinare, normalmente causa di nullità della sanzione, in quanto i fatti contestati risultano immediatamente percepibili come illeciti, contrari non solo ai principi di correttezza, diligenza, fedeltà e buona fede, ma anche a specifiche norme di legge. In tali circostanze, infatti, il comportamento viola il cosiddetto “minimo etico” e non richiede che sia stato in precedenza espressamente indicato nel codice disciplinare.
Su queste basi, il Tribunale di Roma ha riconosciuto la sussistenza della giusta causa, ritenendo il licenziamento una sanzione proporzionata alla gravità della condotta, consistente nella reiterata resa di dichiarazioni mendaci da parte della lavoratrice.
Come può essere d’aiuto un’agenzia investigativa
Per evitare di incorrere in situazioni come quella descritta, prima di procedere all’assunzione di un dipendente, l’azienda può fare affidamento su un’agenzia investigativa, la quale può effettuare delle indagini pre-assuntive.
Questo tipo di indagine individua la presenza di “red flags” nel background professionale del candidato e può consistere in:
– Verifica delle informazioni dichiarate dal candidato: controlli su titoli, formazione e posizioni lavorative precedenti, per accertare la veridicità delle esperienze professionali dichiarate.
– Accertamenti reputazionali e professionali: raccolta di informazioni lecite e pubblicamente accessibili per valutare l’affidabilità del profilo, soprattutto per ruoli che implicano responsabilità, sicurezza o un elevato grado di fiducia.
CONCLUSIONI
In conclusione, la sentenza n. 10463/2025 del Tribunale di Roma ribadisce con chiarezza come il rapporto di lavoro si fondi su un imprescindibile vincolo fiduciario, che deve sussistere già nella fase precontrattuale. La resa di dichiarazioni mendaci in sede di selezione e di assunzione costituisce un comportamento idoneo a compromettere in modo irreversibile la fiducia del datore di lavoro, legittimando il licenziamento per giusta causa anche in assenza di una specifica previsione disciplinare.
È quindi fondamentale che le aziende adottino strumenti di prevenzione efficaci, tra cui le indagini pre-assuntive svolte da agenzie investigative specializzate, al fine di verificare l’affidabilità e la correttezza delle informazioni fornite dai candidati. In questo modo è possibile ridurre il rischio di contenziosi, tutelare l’organizzazione aziendale e garantire che il rapporto di lavoro si instauri su basi di trasparenza, correttezza e buona fede.
Fonte: ilSole24Ore
