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La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 8738 dell’8 aprile 2026, ha affrontato una questione delicata in tema di licenziamento per simulazione di malattia. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di un certificato medico, il giudice non può disconoscerne il contenuto sulla base di valutazioni intuitive, ma solo attraverso specifici accertamenti di natura medico-legale.
Il caso specifico
La vicenda riguarda un lavoratore licenziato per aver, secondo l’azienda, simulato uno stato di malattia al fine di sottrarsi allo svolgimento di nuove mansioni a lui non gradite. Il dipendente aveva contestato il licenziamento, ma la Corte d’Appello ne ha confermato la legittimità, basandosi su una serie di indizi, tra cui: la mancata assunzione dei farmaci prescritti, la certificazione rilasciata dal medico di base piuttosto che da uno specialista, il rifiuto di sottoporsi a visita psichiatrica e la sua opposizione alle nuove mansioni.
La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione. Secondo i giudici, questi elementi da soli non bastano a dimostrare che la malattia fosse falsa, soprattutto perché esisteva comunque un certificato medico che attestava una sindrome ansioso-depressiva con relativa terapia farmacologica. Secondo la Suprema Corte, per poter affermare la simulazione della malattia è necessario un accertamento tecnico di natura medico-legale, idoneo a superare il valore probatorio del certificato medico, non essendo sufficiente un ragionamento fondato su indizi non supportati da riscontri specialistici.
Il ruolo dell’agenzia investigativa in caso di malattia fraudolenta
In casi come quello esaminato dalla Cassazione, quando un datore di lavoro sospetta che un dipendente stia simulando uno stato di malattia per sottrarsi alle proprie mansioni, è possibile rivolgersi a un’agenzia investigativa qualificata. Il supporto di un’agenzia investigativa è finalizzato alla raccolta di prove documentate e verificabili, utili per ricostruire il quadro complessivo della situazione e a fornire riscontri utilizzabili in sede giudiziale.
In particolare, tali attività possono comprendere:
– attività di pedinamento e monitoraggio, finalizzate a verificare eventuali comportamenti del dipendente durante l’assenza per malattia che possano risultare incompatibili con lo stato di salute dichiarato;
– attività di web intelligence (OSINT e SOCMINT) per individuare contenuti pubblicati online dal lavoratore rilevanti ai fini della valutazione del caso.
In aggiunta alle prove raccolte con le attività sopra descritte, l’agenzia investigativa può conferire un mandato ad un medico legale (consulente tecnico) che in base a quanto riscontrato con l’attività investigativa verifica se i comportamenti osservati sono compatibili con la sindrome ansioso-depressiva e i farmaci che assume il dipendente.
Al termine delle attività investigative viene redato un dossier investigativo dettagliato e completo di foto e video, contenente le evidenze raccolte e utilizzabile in sede giudiziaria come supporto. Se necessario, gli investigatori possono fornire testimonianza in Tribunale per confermare quanto accertato.
Tarricone Investigazioni, agenzia investigativa qualificata e regolarmente autorizzata, affianca i propri clienti offrendo un supporto completo: dalla fase di analisi preliminare del caso, alla raccolta delle prove, fino all’assistenza in ambito giudiziale, garantendo professionalità, riservatezza e pieno rispetto della normativa vigente.
Fonti: lavorosi.it; laleggepertutti.it; NT+Lavoro; sentenza 8738/2026
