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I dipendenti della Pubblica amministrazione sono più cagionevoli di salute rispetto ai colleghi che lavorano nelle imprese private. Secondo la Cgia di Mestre che ha analizzato i dati Inps, si tratta di una tendenza storica che trova un’ulteriore conferma anche nella lettura delle statistiche relative alle assenze per malattia degli ultimi 7 anni.
In questo periodo, infatti, l’incidenza percentuale degli assenti per ragioni di salute sul totale dei lavoratori del comparto è quasi sempre stata più alta tra gli “statali” che tra i dipendenti del privato. Solo in due occasioni, nel terzo trimestre del 2021 e del 2022, la situazione si è capovolta.
Dall’analisi del numero di giorni di malattia registrato nel 2023, in Italia il dato medio è stato pari a 8,5; se nel settore pubblico si è attestato a 8,3, nel privato è stato leggermente superiore e pari a 8,6. In tutti i casi, comunque, rispetto al 2017 la situazione è in netto miglioramento: il dato medio nazionale, ad esempio, è sceso del 16%.
Le differenze a livello regionale sono comunque molto marcate. La regione dove i lavoratori sono più “acciaccati” è la Calabria; chi si è ammalato è rimasto a casa mediamente 15,3 giorni (9,6 giorni l’assenza dei dipendenti pubblici e ben 18,8 quella degli occupati nel privato). Praticamente il doppio di quanto registrato in Emilia-Romagna e in Veneto che, invece, hanno entrambe 7,8 giornate medie di malattia.
Dopo la Calabria, i lavoratori più “malaticci” d’Italia sono quelli della Basilicata con 10,2 giornate medie di assenza. Seguono gli occupati della Valle d’Aosta con 9,7, quelli della Sardegna con 9,6 e quelli del Molise con 9,4. Rispetto al 2017, in tutte le regioni il numero delle giornate medie di assenza per malattia è in calo, con punte del -20% proprio nel Mezzogiorno (addirittura -23% in Calabria).
Ricordiamo, però, che i lavoratori statali assunti a tempo indeterminato possono assentarsi dal lavoro per malattia per un totale tre anni (36 mesi). Tale limite temporale, detto “periodo di comporto” si suddivide in:
– Un anno e mezzo (18 mesi) frazionabile: il dipendente ha diritto a mantenere il posto di lavoro. La retribuzione però non é standard, ma dipende dalla lunghezza del periodo di assenza.
-Un ulteriore anno e mezzo (18 mesi): non retribuito e non frazionabile. Questo però non vuol dire che se il dipendente si ammala e guarisce prima dei 18 mesi non può tornare al lavoro. Ovviamente se il dipendente guarisce può tornare a prestare servizio; nel caso dovesse riammalarsi in seguito, si applicheranno nuovamente le regole generali.
Secondo un buon numero di sentenze della Cassazione, è possibile sospendere il periodo di comporto imputando l’assenza ad altro titolo (per esempio a giorno/i di ferie, purché tali ferie siano chieste e usufruite prima che scada il periodo di comporto.
In linea generale, quando il datore di lavoro dubita della lealtà e della correttezza dei comportamenti messi in atto dai proprio dipendenti, sia pubblici che privati, può chiedere aiuto alle agenzie investigative autorizzate.
Come possono intervenire gli investigatori privati in questi casi?
– Attività di monitoraggio e di pedinamento del dipendente;
– Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT, per la raccolta di elementi di prova dal web: è spesso lo stesso dipendente a pubblicare online prove delle sue condotte illecite;
– Testimonianza in Tribunale per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo, se necessario.
Fonti: skytg24.
