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Con la sentenza n. 9878 del 7 marzo 2024, la Cassazione è intervenuta nel caso di ottenimento del mantenimento da parte dell’ex stabilito dal giudice.
In particolare, una donna poneva in essere una serie di azioni come pedinamenti, insulti, minacce, offese anche tramite post sui social network, telefonate ripetute, nonché danneggiamenti, per conseguire il mantenimento in questione.
La stessa viene condannata in primo e secondo grado per stalking, diffamazione e danneggiamento alla pena di anni uno di reclusione e al risarcimento del danno.
La donna aveva realizzato molestie caratterizzate da ossessive chiamate durante le quali pronunciava frasi offensive, suonando ripetutamente il citofono, stazionando fuori dall’abitazione con aggiunta di atti di vandalismo nei confronti della parafarmacia di proprietà dell’ex cognata apportando scritte sulla saracinesca per ledere la reputazione dell’uomo.
Quest’ultimo viveva costantemente un grande senso di paura tanto che le sue abitudini iniziarono a cambiare come non uscire di casa da solo e non recarsi a prendere la figlia a scuola.
L’imputata presentava ricorso per Cassazione, contestando la sussistenza dello stalking e richiedendo la riqualificazione nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose e sulle persone, contestando anche la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, nonostante l’avvenuto rendimento.
La Suprema Corte, nell’analizzare dettagliatamente il delitto di atti persecutori, arriva a sottolineare che è l’atteggiamento persecutorio reiterato ad assumere una specifica ed autonoma offensività ed è la condotta nel suo complesso che deve essere considerata per valutarne la tipicità, anche sotto il profilo della produzione dell’evento.
Secondo gli Ermellini della Corte, rilevanti sono state anche non solo le dichiarazioni dei testimoni escussi, ma anche quelle dell’imputata stessa, la quale si era giustificata citando problematiche economiche, di cui la Suprema Corte le accoglie come pretese economiche per umiliare e perseguitare nuovamente l’ex marito.
La Corte d’Appello sottolinea ancora una volta le condotte dell’imputata, proseguite per anni, che hanno portato la persona offesa ad uno stato perenne di ansia, al punto da costringerla a cambiare le proprie abitudini di vita.
La Cassazione, inoltre, ricorda che ai fini dell’individuazione del “cambiamento delle abitudini di vita”, occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione su tali abitudini.
Inoltre, la Cassazione sottolinea come la ricorrente abbia tentato di spiegare – e non negare – i fatti alla luce delle problematiche economiche esistenti con l’ex marito, particolare che è stato inutilmente utilizzato dalla difesa per valorizzare e contestare il vizio di motivazione della sentenza d’appello. Tuttavia, la Corte territoriale ha escluso che le condotte dell’imputata fossero ridotte a meri tentativi per riscuotere i crediti e ha anche escluso un sincero ravvedimento della stessa.
In sintesi, non vi erano elementi valorizzabili ai fini della concessione delle attenuanti generiche e che, per la giurisprudenza di legittimità, è sufficiente fare riferimento soltanto ad alcuni elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti. Tale sentenza, chiarisce come occorra evitare persecuzioni per il mantenimento, che può essere ottenuto con lecite modalità.
In casi come questi, per provare di aver subito episodi di molestia così gravi da mutare le proprie abitudini è molto importante l’intervento di una agenzia investigativa autorizzata, che può supportare la vittima nella raccolta del materiale utile anche in sede di giudizio, documentando ogni contatto con lo stalker ed identificando lo stalker lì dove non fosse un conoscente della vittima.
In questo tipo di indagine, quindi, gli investigatori privati effettuano attività di:
-Contropedinamento della vittima, per verificare la reiterazione della presenza e degli atti persecutori dello stalker;
–Pedinamento e monitoraggio dello stalker;
-Indagini OSINT e SOCMINT, per la raccolta di tutti gli elementi utili a dimostrare l’illecito, cristallizzandoli nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare le informazioni anche qualora venissero cancellate.
–Computer Forensics, per l’estrazione e la conservazione dei dati digitali;
–Testimonianza in Tribunale, se necessario, per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo.
Fonte: dinellalex.com;
