Confidentiality Guaranteed
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Tenersi informati sui dettagli della vita scolastica e relazionale dei bambini in età scolare e ostinarsi a monitorarla da remoto è solo uno dei primi segnali dell’overparenting, un fenomeno che insorge innocentemente tra i neogenitori, ma che continua pericolosamente con il totale controllo dei propri figli, ad esempio attraverso la geolocalizzazione dei loro smartphone o con l’installazione di telecamere di sicurezza in tutte le stanze della casa, bagni compresi.
Uno studio dell’Università di Minnesota del 2018 osservava che bambini i cui genitori tendevano a pilotare i giochi nella prima infanzia sviluppavano nel tempo più problemi relazionali e disturbi d’ansia, e una minore capacità di problem-solving. Un’indagine più recente invece, riportata nel volume “Love, money and parenting: how economics explain the way we raise our kids”, sostiene che quelli che chiamiamo eccessi genitoriali portano a benefici duraturi. Pare infatti che i ragazzi monitorati costantemente dai genitori ottengano voti più alti degli altri.
A questo proposito, si potrebbero sottolineare due cose. La prima è che altrettanti studi attestano l’aggravarsi della salute mentale dei ragazzi adolescenti (sebbene questa condizione venga associata più spesso agli strascichi della pandemia o l’utilizzo degli smartphone). La seconda è che, la ragione per cui i ragazzini over-parentizzati ricevono voti migliori è il terrore che professori e presidi provano ormai verso questo tipo di genitori, sempre pronti a contestare una nota, una valutazione, una scelta educativa dell’insegnante.
Si arriva a un punto in cui i più rilassati iniziano a sentirsi in colpa per non essere al corrente di ogni futile risvolto della vita del proprio figlio, a sentirsi in difetto per non aver partecipato a tutti gli incontri coi professori, ad esempio, finendo per adottare controvoglia uno stile più presenzialista e aggressivo.
Una cosa a cui forse i genitori di minorenni non pensano mai, ma su cui varrebbe la pena concentrarsi, è che un certo livello di coinvolgimento negli affari dei propri bambini oggi si traduce in una relazione altrettanto dipendente con i figli nella fascia 18-34 anni.
Le ricerche citate si rifanno a ricerche fatte nel lungo periodo su una generazione per la quale l’uso della tecnologia non era ancora così invasivo. Quel che ancora è poco trattato è quanto le tecnologie recenti abbiano allargato le potenzialità del controllo. Oggi le chat di genitori sono diventate incubatori di panico collettivo, nonché facilitatori dell’emarginazione, e naturalmente strumenti atti allo spionaggio costante dei propri bambini.
Alle scuole medie, gli stessi telefoni, regalati direttamente ai bambini, sono diventati cercapersone, microchip e suggeritori di risposte persino durante le lezioni, tanto che alcuni genitori forniscono ai figli perfino un telefono rotto da consegnare nella cesta all’inizio della mattinata, per poter tenere addosso il secondo smartphone funzionante. La mattina, collegandosi all’app del registro scolastico, gli ansiosi controllano l’esito dell’appello, e se il figlio risulta “assente” si attaccano subito al telefono. Il poveraccio di solito è solo cinque minuti in ritardo: inutile marinare la scuola con gli strumenti attuali di tracciamento; inutile mentire sulle strade percorse.
Alcuni professori, per normalizzare la socializzazione degli adolescenti, propongono gite smartphone-free nella natura. Ma anche lì c’è un’alzata di scudi: “se voglio sentire mio figlio ogni sera, ne ho il diritto”. Non c’è da stupirsi se metà degli adolescenti, seguiti da mamma e papà su Instagram, abbiano secondi profili segreti dove condividono la loro vera identità, costretti a sdoppiarsi e a essere trasgressivi più per mancanza di privacy che per vera ribellione.
Ma quali sono i sentimenti dietro alla mania di controllo di questo tipo di genitori? In piccola parte, c’è l’egoismo di voler placare le proprie ansie o di volersi affermare attraverso figli eccellenti, ma per lo più, c’è il desiderio sincero di proteggerli dai pericoli di un mondo che capiamo sempre meno.
Di fronte a dinamiche come queste, sempre più attuali, si può chiedere aiuto agli investigatori privati. L’aiuto di questi esperti permette ai genitori di poter controllare e monitorare i propri figli in modo professionale e discreto, senza essere in alcun modo pressanti.
Gli investigatori sono professionisti specializzati in cybersecurity, computer forensics e web intelligence, operano su più fronti per monitorare gli adolescenti:
– sul campo, pedinandoli nei loro spostamenti, e producendo foto e video che verranno consegnati ai genitori nel dossier finale;
– con delle indaginiOSINT/SOCMINT online, per individuare tutte quelle pubblicazioni social riguardanti i minori, le loro abitudini, le loro frequentazioni ed i luoghi nei quali si ritrovano più spesso.
L’intervento degli investigatori privati permette ai genitori di scoprire ciò che avviene fuori dalle mura domestica e come i loro figli si relazionano con il mondo che li circonda. In questo modo si possono prendere delle decisioni oculate in merito alla loro educazione, basate su fatti concreti, e mirate a prevenire comportamenti lesivi per la propria salute o quella altrui.
Fonte: rivistastudio.com
