Confidentiality Guaranteed
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IL FATTO
Il Comune di Trento è stato condannato dal Garante per la protezione dei dati personali con Provvedimento n. 5/2024, in seguito allo svolgimento, da parte del comune stesso, di attività di collocazione illecita di videocamere e microfoni.
Il Comune di Trento ha utilizzato dei fondi europei per installare dispositivi di sorveglianza in tutta la città, di modo da utilizzare questi sistemi per rendere Trento una “città intelligente”. L’impiego di dispositivi di videosorveglianza e di microfoni viene considerato però illegittimo nei casi in cui non siano presenti bisogni ben giustificati e inoltre, la gestione dei dati, comprendendo all’interno di questa categoria anche la raccolta, la anonimizzazione e l’informativa, riguardano una violazione dei diritti dei cittadini, in quanto questo tipo di sistemi utilizzati possono anche vincolare e influenzare le libertà democratiche (Garante Privacy, Provvedimento n. 5/2024).
In base a quanto previsto dal Provvedimento n. 5/2024 del Garante della Privacy, i dati raccolti tramite i dispositivi di sorveglianza, che ad avviso del Comune di Trento sarebbero immediatamente anonimizzati dopo la raccolta, “vengono analizzati al fine di rilevare in maniera automatizzata, mediante tecniche di intelligenza artificiale, eventi rilevanti ai fini della salvaguardia della pubblica sicurezza (es. assembramenti, aggressioni, scippi, risse, ecc.)”.
NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO
Questi temi stanno diventando sempre più discussi al giorno d’oggi. Con l’AI Act, entrato in vigore il 1° agosto 2024, l’Unione Europea ha inserito un regolamento europeo che mira a regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale, fissando le regole e i doveri anche nello sviluppo delle relative app.
I contenuti principali della proposta trattano ciò che non si potrà fare con queste nuove tecnologie. Ad esempio, non sarà più possibile fare raccolte non mirate di immagini di volti dal web o dalle riprese delle telecamere a circuito chiuso. Questo viene fatto per evitare che Governi o altre organizzazioni possano creare dei database per il riconoscimento facciale. Sono possibili, invece, le attività che trattano i volti col fine di ricercare persone sospettate di reati o condannate.
È vietata invece qualsiasi attività di social scoring, pratica invece molto utilizzata in paesi come la Cina dove si attribuisce un “punteggio” di affidabilità a ciascun cittadino in base a come si comporta. Non si possono utilizzare le piattaforme di AI per classificare le persone in base a caratteristiche come la razza, le convinzioni politiche o religiose e le etnie.
In generale, l’intelligenza artificiale sta ponendo tantissime nuove sfide con cui tutti dobbiamo fare i conti, sia in ambito privato che lavorativo.
In particolare, nell’ambito delle investigazioni, l’Intelligenza artificiale deve far fronte:
– Etica e Privacy: l’utilizzo dell’IA nelle investigazioni solleva questioni etiche e di privacy. È importante garantire che i dati vengano utilizzati in modo responsabile e che i diritti degli individui non vengano violati.
– Affidabilità e Trasparenza: le tecnologie di IA sono spesso complesse e opache. È importante che gli investigatori comprendano come funzionano questi strumenti e che siano in grado di spiegarne le decisioni in un contesto legale.
– Competenze e Formazione: l’utilizzo dell’IA richiede nuove competenze e formazione per gli investigatori. È fondamentale che si investa nella formazione del personale per garantire un utilizzo efficace e responsabile di queste tecnologie.
In conclusione, l’AI offre un futuro lusinghiero per il settore delle investigazioni, promettendo di rendere le comunità più sicure e protette. Tuttavia, per sfruttare a pieno questo potenziale, è fondamentale affrontare le sfide etiche e di formazione, garantendo un equilibrio tra efficienza investigativa e rispetto dei diritti individuali e della privacy.
Fonte: altalex
