Confidentiality Guaranteed
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Il caso
Un uomo di Taranto, dopo la rottura con la ex, ha iniziato a mettere in atto comportamenti strani: conosceva gli spostamenti della sua compagna in anticipo e dettagli della sua vita che lei non gli aveva mai rivelato. Un quadro squallido di ossessione e controllo che evidenzia ancora una volta la drammatica pervasività della gelosia tossica.
La vittima, insospettita dal fatto che l’ex partner conoscesse dettagli riservati mai rivelati, ha affrontato l’uomo per capire cosa stesse succedendo, ottenendo l’ammissione a voce: il segreto era una sorta di trojan inserito nel cellulare per leggere le sue conversazioni WhatsApp.
Per questo l’uomo è finito a processo con l’accusa di accesso abusivo a un sistema telematico; in particolare, il GIP del Tribunale di Lecce ha disposto il rinvio a giudizio nei confronti di un cinquantatreenne di Taranto, accusato di essersi “introdotto” abusivamente nel telefono della ex compagna tramite un software spia per intercettarne conversazioni e spostamenti.
Quello che l’uomo non immaginava, tuttavia, è che la donna, il giorno che lo ha affrontato, stesse registrando quella conversazione e poco dopo tale audio è finito sul tavolo del pubblico ministero della Procura distrettuale di Lecce, competente per questa tipologia di reati.
Il caso riflette il lato più subdolo dei comportamenti persecutori, dove la tecnologia diventa strumento d’indebita intromissione e prevaricazione contro persone impossibilitate a vivere liberamente la propria quotidianità.
Tale vicenda mostra comunque che ci sono voluti alcuni anni per arrivare alla fissazione della prima udienza del processo: la denuncia risale infatti a ottobre 2022 per fatti commessi tra marzo e giugno dello stesso anno, ma di cui la donna è venuta a conoscenza solo diversi mesi più tardi. Per due volte, infatti, il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione delle accuse, sostenendo che non vi fossero sufficienti elementi per giungere a una condanna.
È stata la straordinaria perizia e la tenacia dell’avvocato della donna a ribaltare l’esito della vicenda: il legale si è opposto con fermezza a ogni tentativo di chiusura del caso, facendo valere la genuinità della prova audio. Grazie a questa costante azione di tutela, il GIP ha respinto le richieste del PM e ordinato l’imputazione coatta per l’imputato.
La vicenda rappresenta un monito contro ogni forma di controllo morboso e dimostra l’importanza di non arrendersi di fronte agli ostacoli burocratici per garantire piena giustizia alle vittime di abusi digitali.
L’udienza predibattimentale si terrà, quindi, a giugno 2027, al termine di una complessa vicenda giudiziaria segnata dalla ferma determinazione della persona offesa e del suo legale.
Infine, va precisato che in Italia registrare una conversazione non è reato se chi registra partecipa alla conversazione. La Cassazione ha chiarito più volte che chi è presente alla conversazione può registrarla e non serve il consenso dell’altra persona; inoltre, tale registrazione è equiparata a una memoria personale. Questo vale per: telefonate, incontri di lavoro, discussioni private, colloqui informali, e la registrazione, come nel caso in oggetto e in molti altri casi, può essere utilizzata anche come prova in tribunale.
Il ruolo delle agenzie investigative
In casi come questi, oltre al supporto legale può essere d’aiuto anche il supporto di agenzie investigative che possono svolgere un ruolo cruciale in attività come la certificazione del file audio o l’analisi forense dei dispositivi digitali, soprattutto quando vi è il sospetto che il proprio cellulare sia sotto controllo.
Le operazioni effettuate in questi casi prevedono un’accurata estrazione e certificazione dei file da dispositivi mobili privati o aziendali, la rilevazione di software spia/malware ed anche, lì dove possibile, il recupero di dati cancellati o persi.
Successivamente a tale attività, viene rilasciato al cliente un report dettagliato e certificato che può essere usato in Tribunale, contenente tutte le prove e la descrizione delle attività investigative svolte.
Segnali che possono indicare che il tuo smartphone è sotto controllo
Rivolgiti a dei professionisti se rilevi dei segnali anomali, come i seguenti:
– Batteria e surriscaldamento: un calo improvviso dell’autonomia e un telefono molto caldo anche in stand-by indicano processi nascosti in background.
– Consumo di dati elevato: l’invio costante di chat, audio e posizioni GPS all’esterno genera un traffico dati anomalo.
– Comportamenti insoliti: accensioni improvvise dello schermo, riavvii autonomi, lentezza nello spegnimento o fruscii strani durante le chiamate.
Fonti: lagazzettadelmezzogiorno.it
