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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33994/2024, ha ribadito il principio secondo cui il diritto di critica è applicabile anche nel caso in cui si utilizzino espressioni dure o polemiche, purché non sfocino in un attacco gratuito e ingiustificato alla reputazione della persona, tenendo conto del contesto in cui vengono pronunciate.
L’offesa alla reputazione avviene quando parole, segni o disegni, comunicati oralmente o per iscritto, risultano oggettivamente idonei a ledere l’immagine di qualcuno. Perché si configuri il reato, è necessario che almeno due persone possano percepire il contenuto diffamatorio, che deve colpire concretamente e direttamente la reputazione di un individuo specifico. Il concetto di “critica”, ormai riconosciuto dalla giurisprudenza come espressione della libertà di pensiero, non si limita a sollevare semplici obiezioni, ma include anche il dissenso, la contrapposizione e perfino il biasimo con toni taglienti. Tuttavia, affinché il diritto di critica possa essere invocato, è necessario che il discorso abbia una natura prevalentemente valutativa e rientri in un confronto acceso su questioni di interesse pubblico, senza però degenerare in attacchi personali volti esclusivamente a danneggiare l’onore altrui. Inoltre, i fatti alla base della critica non devono essere distorti o manipolati in modo strumentale.
Prima di affrontare il tema della diffamazione, è fondamentale inquadrare correttamente il caso all’interno del contesto specifico del social network, considerando le espressioni utilizzate alla luce dell’epoca attuale, in cui i social hanno contribuito a un rapido processo di graduale “secolarizzazione” della sensibilità collettiva.
La Corte ha scritto: «Bisogna considerare che il successo dei social network ha ridotto la sensibilità collettiva. Pertanto, deve ritenersi acquisita una maggiore tolleranza verso un lessico grossolano».
Le vittime del reato di diffamazione possono tutelarsi rivolgendosi agli investigatori privati autorizzati, specializzati in Web Intelligence.
Attraverso delle indagini OSINT/SOCMINT possono monitorare reti e canali social per identificare i contenuti incriminati.
Tutte le informazioni raccolte dagli investigatori privati all’interno della rete, data la natura mutevole di questa, vengono cristallizzate nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare l’informazione anche qualora venisse cancellata.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
– Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
– Testimonianza in Tribunale, se necessario.
Fonte: laleggepertutti.it
