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Il Revenge porn è un reato, introdotto nell’ordinamento italiano dal cd. Codice Rosso, cioè la Legge 19 luglio 2019, n. 69 e disciplinato all’articolo 612 ter del Codice Penale.
Come da descrizione di Wikipedia, il Revenge porn è la “condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet, senza il consenso dei protagonisti degli stessi. Va comunque sottolineato che, nonostante l’affermarsi di tale espressione, non sempre il fenomeno della diffusione non consensuale di immagini intime si ricollega a specifiche finalità di vendetta, essendo molto più ampia la gamma delle possibili motivazioni della condotta, riferibile al più ampio fenomeno della “pornografia non consensuale” o Non Consensual Pornography (NCP).”
Il colpevole di tali condotte può essere punito con la reclusione da uno a sei anni e con una multa da 5.000 a 15.000 euro. La pena è però aumentata se i fatti sono commessi:
– dal coniuge (anche separato o divorziato) o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva con la vittima;
– in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza;
– attraverso strumenti informatici o telematici.
In questi giorni si sta parlando molto di questo fenomeno, che ha colpito e colpisce moltissime persone, in prevalenza donne, come nel caso della ex compagna di Marco Castoldi, in arte Morgan, Angelica Schiatti, che ha denunciato l’uomo per questo ed altri reati.
Spesso questo reato è legato alla comune pratica del sexting, ossia dell’invio di immagini intime all’interno della coppia. Può succedere, però, che uno dei due partner diffonda questo materiale privato, per vendetta o per altro tipo di motivazione, con la volontà di distruggere la reputazione dell’altro. Frequentemente il reato si accompagna alla diffamazione, agli atti persecutori (Stalking), all’abuso psicologico e fisico.
Il reato coinvolge sempre più minori.
Il Garante Privacy ha aperto un canale di Segnalazioni, raggiungibile cliccando qui, per le vittime (adulti e minori). È importante anche denunciare alla Polizia Postale: https://www.commissariatodips.it/. È utile rivolgersi ad un legale e raccogliere tutte le prove dell’illecito.
Se si ricevono foto o video a contenuto sessualmente esplicito riguardanti altre persone, è importante non essere complici di tali condotte illegali, di non diffondere il materiale, di cancellarlo e, se ritenuto utile, di segnalare alla Polizia Postale (https://www.commissariatodips.it/).
Per prevenire e arginare gli episodi di revenge porn e di reati online, è importante una approfondita attività di indagine, per ricostruire la rete delle persone coinvolte e le dinamiche messe in atto, e soprattutto per tutelare la vittima di questo reato, producendo materiale convalidato e sostenibile in giudizio.
Sempre più persone chiedono l’intervento ed il supporto delle agenzie investigative autorizzate, che possono raccogliere le prove attraverso delle indagini di Web Intelligence OSINT e SOCMINT, e delle indagini sul campo, tramite attività di monitoraggio e di pedinamento, qualora, come spesso accade, queste condotte persecutorie abbiano delle ripercussioni anche nella realtà.
Gli investigatori preposti a questo tipo di indagine hanno il know-how e le caratteristiche necessarie per monitorare dall’interno gli ambienti fisici e virtuali nei quali questo tipo di illeciti si consumano.
Tutte le informazioni raccolte all’interno della rete, data la natura mutevole di questa, vengono cristallizzate nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare l’informazione anche qualora venisse cancellata.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
– attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
– attività di pedinamento e di monitoraggio;
– attività di Computer Forensics, per l’estrazione e la conservazione dei dati digitali.
Fonte: diritto.it
