Confidentiality Guaranteed
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La maggior parte delle famiglie si è ormai dotata della tecnologia internet, inserendola nell’attività domestica e armonizzandola con i tempi, gli spazi e le relazioni che si sviluppano al proprio interno.
I giovani navigano in internet per informarsi, giocare, avviare conoscenze, condividere degli interessi, scaricare musica, guardare video.
La realtà virtuale è molto complessa e senza regole, nella quale accanto alle opportunità di comunicazione, scambi e apprendimento, trovano spazio anche contenuti e comportamenti rischiosi, scorrette informazioni, sconosciuti pericolosi, dipendenze, bullismo e cyberbullismo.
Pertanto, questi e altri motivi fanno in modo che internet, diventi spesso occasione di scontro tra genitori e figli.
Infatti, la supervisione genitoriale gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione dei rischi che si insinuano nella rete e nell’uso di quel mondo virtuale che spesso diventa patologico.
Andando all’analisi di un esempio pratico, potremmo focalizzare l’attenzione su un caso giudiziario recente che a seguito di indagini penali, avviate per i reati di diffamazione aggravata, atti persecutori e detenzione di materiale pedopornografico, hanno portato all’individuazione della responsabile attraverso la tracciatura dell’utenza digitale.
La giovane era riuscita ad evitare i controlli dei genitori con profili fake ma li aveva utilizzati per insultare ripetutamente una compagna di classe e diffuso immagini ritoccate a sfondo pornografico.
La vittima, scossa dall’accaduto, ha dichiarato di aver sviluppato un forte sentimento di paura e apprensione, al punto da non riuscire nemmeno ad uscire di casa da sola.
A seguito di questi accadimenti, i genitori della parte lesa hanno chiesto un risarcimento in sede civile e il Tribunale di Brescia con sentenza n.879 del 4 Marzo 2025, ha condannato i genitori della cyberbulla al pagamento di un risarcimento di 15.000 euro per i danni provocati dalla figlia e stabilendo il ruolo fondamentale dei genitori che devono supervisionare attivamente e consapevolmente l’utilizzo dei dispositivi digitali da parte dei figli minorenni per prevenire situazioni di cyberbullismo e altri reati informatici.
Secondo il Tribunale, per escludere la responsabilità genitoriale, non basta dimostrare di aver adottato una generica diligenza nella vigilanza, ma è necessario provare di non aver creato o lasciato permanere situazioni di pericolo che consentano poi il compimento di atti illeciti.
Data la consistenza del fenomeno, sarebbe necessario che i genitori adottassero delle precauzioni nell’uso di internet, come ad esempio assicurarsi di conoscere la vita sociale dei figli e le tipologie di relazioni dirette che vivono, metterli in condizioni di fare sport, incontrarsi con gli amici, curare interessi ed hobby e preoccuparsi che usino internet e i cellulari in maniera integrativa e non sostitutiva.
In secondo luogo, sarebbe opportuno che i genitori conoscano insieme ai propri figli lo strumento e navighino insieme nei vari siti ragionando sui contenuti proposti e su eventuali rischi.
Inoltre, porre un limite temporale nell’uso degli strumenti digitali potrebbe essere efficace per limitare i rischi di un uso patologico, ma anche stabilire il rispetto dei propri e degli altrui spazi (il momento del pranzo, del riposo, dello studio e della condivisione familiare).
Anche l’utilizzo dei filtri parental control è uno strumento di prevenzione ma dev’essere concordato, condiviso e modulato in base alla maturità del figlio e al contesto in cui si trova per dare al ragazzo gli strumenti giusti affinché gestisca responsabilmente le relazioni all’interno del mondo virtuale.
Infatti, la Corte di Cassazione e diversi tribunali di merito, hanno in più occasioni sottolineato che il diritto/dovere dei genitori di vigilare sulle comunicazioni dei figli giustifica un’eventuale intrusione nella loro privacy solo in presenza di una reale necessità.
Tale controllo deve essere esercitato in modo proporzionato e finalizzato alla tutela del minore, come ribadito anche dalla Cassazione Penale con la sentenza n.7470 del 19 Gennaio 2024.
Queste attenzioni sono importanti, ma purtroppo non sempre bastano, per cui sarebbe utile affidarsi a esperti del settore, come gli investigatori privati, specializzati in Web Intelligence OSINT e SOCMINT e in indagini per il controllo minori. I genitori possono contattare un’agenzia investigativa autorizzata, non solo col fine di controllare l’attività online del minore, ma di controllarlo anche fuori casa. Gli investigatori privati, infatti, possono compiere attività di pedinamento e monitoraggio del minore.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
– attività di monitoraggio e di pedinamento del minore;
– attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
– attività di Computer Forensics, per l’estrazione e la conservazione dei dati digitali;
– Testimonianza in Tribunale, per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo, se necessario.
Fonte: brocardi.it
