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Un imprenditore di 45 anni di origine siriana è stato accusato per aver costretto le sue dipendenti a recarsi sul posto di lavoro senza indossare la biancheria intima. L’uomo è a capo di un’azienda che produce stampe digitali e serigrafie per i marchi di moda.
Dopo aver ricevuto una proposta di patteggiamento a 3 anni e mezzo di reclusione più un anno di misure di sicurezza alternative per concludere l’espiazione della pena, l’accusato si è visto negare questa possibilità in quanto dalle indagini è emerso che oltre alle condizioni in cui costringeva le donne a lavorare, lo stesso le riprendeva nelle parti intime mediante una telecamera nascosta in bagno.
L’imprenditore ha tentato di giustificare le sue azioni: a volte capitava che le dipendenti venissero costrette ad indossare capi d’abbigliamento prodotti dalla sua azienda, la Seriplanet, e dunque la “prassi” di farglieli indossare senza reggiseno e slip gli consentiva di apprezzare meglio la vestibilità di quei capi.
Il comportamento dell’accusato però non si fermava a questo. Come se non bastasse, egli aveva instaurato con i suoi dipendenti un rapporto basato sul terrore, su offese e minacce. Proprio questi atteggiamenti sono stati il filo conduttore delle indagini condotte dal PM.
Dopo che il fascicolo è giunto al capolinea giudiziario, arrivando nelle mani del Giudice dell’udienza preliminare, l’imprenditore ha confermato il suo accordo con la procura ed ha provveduto a versare la somma di 84mila euro sui conti correnti di alcune delle sue vittime, come fosse per lui un modo per risarcirle.
Le vicende per cui l’uomo è stato accusato, si protraggono nel tempo coprendo un periodo che va dal 2019 al dicembre del 2022.
Tra i comportamenti da lui messi in atto si riscontrano fenomeni di stalking nei confronti di undici lavoratori, che venivano pedinati al di fuori dell’azienda per conoscere abitudini e frequentazioni.
Alcuni dei dipendenti hanno subito anche episodi di mobbing in venivano offesi ed umiliati con frasi denigratorie. Venivano puniti mediante e costretti a rimanere in piedi davanti ai colleghi per un tempo indeterminato, mentre l’imprenditore lanciava loro degli oggetti. Inoltre, sempre al fine di umiliarli, i dipendenti venivano obbligati a pulire alcuni locali fatti sporcare appositamente e spesso dovevano inoltre trattenersi dopo l’orario di lavoro specialmente nel weekend.
Alcuni si erano sentiti obbligati a licenziarsi, nonché ad intraprendere percorsi psicoterapeutici per superare i traumi psicologici che l’uomo aveva causato loro.
La tutela contrattuale fa sì che emerga l’obbligo per il datore di lavoro di adottare tutte le misure idonee a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. Con riferimento al mobbing, il datore dovrebbe evitare di attuare condotte vessatorie verso i propri dipendenti, ma anche vigilare affinché non siano altri lavoratori o superiori a tenere tali condotte. Il datore ha quindi l’obbligo di fare il possibile per assicurare un ambiente lavorativo sicuro e sereno, in cui non risultino offese la dignità e la personalità dei lavoratori.
Dunque, chi mette in atto una serie di comportamenti riconducibili al mobbing può essere denunciato, ma questa condotta, così come quella dello stalking, deve essere dimostrata con prove incontestabili, che possono essere raccolte grazie all’intervento di un’agenzia investigativa autorizzata.
Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?
-Attività di monitoraggio e di pedinamento;
-Attività di contro pedinamento;
-Assunzione programmata per raccogliere le prove dei comportamenti e delle dinamiche interne all’azienda;
-Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
-Testimonianza in Tribunale, se necessario.
Fonte: msn.com;
