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La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 4714/2024, pubblicata il 3 febbraio 2025, ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che, dopo aver regolarmente timbrato il cartellino presenze, si allontanava dal servizio per svolgere altre attività.
La Suprema Corte, ha riconosciuto la validità delle prove raccolte dall’azienda a dimostrazione del comportamento fraudolento del lavoratore. La Corte ha ribadito che simili condotte, oltre a violare i doveri contrattuali, costituiscono un illecito disciplinare e possono configurare il reato di truffa aggravata, con importanti conseguenze.
Un ulteriore aspetto rilevante della sentenza riguarda la conferma della legittimità dell’utilizzo di un’agenzia investigativa per accertare le irregolarità del dipendente. La Cassazione ha inoltre riconosciuto la correttezza della procedura disciplinare adottata dall’azienda, che ha garantito il diritto di difesa del lavoratore.
“La Cassazione fa chiarezza sui controlli difensivi e sulla procedura disciplinare seguita, confermando così la legittimità del licenziamento. La sentenza ribadisce principi fondamentali del diritto del lavoro, tra cui: la possibilità per il datore di lavoro di disporre controlli investigativi tramite agenzie specializzate per verificare comportamenti penalmente rilevanti o fraudolenti; la validità della testimonianza dell’investigatore privato, unitamente alla relazione investigativa e al quadro probatorio complessivo; la correttezza della procedura disciplinare, che ha rispettato il diritto di difesa del dipendente”.
Un altro punto chiave chiarito dalla Corte riguarda l’accesso alle prove: il datore di lavoro non è obbligato a fornire al dipendente, nella fase disciplinare, le fonti di prova alla base del licenziamento, salvo una specifica richiesta da parte dello stesso. Questa decisione rappresenta “un importante precedente giurisprudenziale, che rafforza le tutele a disposizione delle aziende contro i comportamenti fraudolenti di alcuni dipendenti infedeli, che danneggiano il lavoro e il sacrificio della maggioranza onesta”.
Attraverso il monitoraggio del dipendente, gli investigatori privati possono accertare la realtà dei fatti e provare eventuali inadempimenti, provando il tutto mediante report fotografico e video che potrà essere confermato dall’agente investigativo, tramite testimonianza, in sede di possibili contenziosi. L’attività investigativa è del tutto lecita, come più volte confermato dalla giurisprudenza.
Fonte: www.eavsrl.it
