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La Cassazione, con l’ordinanza n. 3263 del 13 febbraio 2026, ha affrontato il tema della responsabilità disciplinare del dipendente che, a seguito di una e-mail fraudolenta riconducibile a un’operazione di phishing, dispone un pagamento causando un danno patrimoniale all’azienda. La Corte ha stabilito che tale condotta può integrare una giusta causa di licenziamento ai sensi dell’art. 2119 c.c. quando il comportamento del lavoratore evidenzi una grave negligenza incompatibile con la prosecuzione del rapporto di lavoro. In particolare, il licenziamento disciplinare è legittimo quando il dipendente, soprattutto se addetto a mansioni amministrative o contabili, dispone un bonifico sulla base di una richiesta ricevuta via e-mail senza effettuare verifiche minime sull’attendibilità della comunicazione, nonostante la presenza di elementi anomali o sospetti. La Corte ha inoltre chiarito che l’assenza di una formazione specifica in materia di phishing non esclude la responsabilità del lavoratore quando, secondo i criteri dell’ordinaria diligenza previsti dall’art. 2104 c.c., sarebbero stati comunque esigibili controlli elementari prima di procedere al pagamento. Ne consegue che la circostanza di essere stati vittima di una truffa informatica non esclude automaticamente la responsabilità disciplinare quando la condotta riveli una grave disattenzione rispetto ai doveri professionali connessi alla gestione di risorse economiche aziendali.
Caso specifico
Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3263 del 13 febbraio 2026, la vicenda riguarda una dipendente amministrativa addetta alla contabilità di una società, incaricata della gestione di operazioni di pagamento, titolare di mansioni che implicavano un elevato grado di affidabilità professionale. La lavoratrice aveva ricevuto una e-mail apparentemente proveniente dal presidente della società con cui veniva richiesta l’esecuzione urgente di un bonifico verso una società estera. Ritenendo la comunicazione autentica, la dipendente disponeva il pagamento di circa 15.800 euro, senza effettuare ulteriori verifiche sulla provenienza del messaggio né richiedere la documentazione normalmente necessaria per operazioni di questo tipo. Il giorno successivo il vero presidente avvisava la lavoratrice che la richiesta era fraudolenta e la invitava a bloccare l’operazione, ma la dipendente non si attivava tempestivamente presso l’istituto di credito per impedirne l’esecuzione. A seguito dell’accaduto, la società avviava un procedimento disciplinare che si concludeva con il licenziamento per giusta causa e con una diffida alla restituzione dell’importo bonificato. La lavoratrice impugnava il provvedimento sostenendo di aver agito in buona fede e lamentando l’assenza di una formazione specifica sul rischio di phishing. Il Tribunale respingeva tuttavia il ricorso ritenendo accertata una condotta gravemente negligente, decisione successivamente confermata anche dalla Corte d’Appello, che sottolineava la presenza di diversi segnali di anomalia nella richiesta di pagamento e la violazione delle procedure aziendali previste per i bonifici internazionali. Investita della questione, la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso della dipendente, confermando la legittimità del licenziamento e ritenendo altresì fondata la richiesta dell’azienda di ottenere il rimborso delle somme perse. Secondo la Suprema Corte, la lavoratrice, in ragione dell’esperienza maturata e del ruolo contabile ricoperto, avrebbe dovuto effettuare controlli ulteriori prima di autorizzare il pagamento e attivarsi immediatamente per bloccarlo dopo aver ricevuto l’avviso di frode. La decisione conferma quindi il principio secondo cui la caduta in una truffa informatica non esclude la responsabilità disciplinare e patrimoniale del dipendente quando l’evento dannoso deriva da una grave negligenza nella gestione di operazioni finanziarie aziendali.
Ruolo agenzia investigativa
Nei casi di phishing, le attività investigative, condotte da agenzie specializzate, sono finalizzate alla verifica e alla ricostruzione dell’evento fraudolento, al fine di consentire la predisposizione di denuncia alle Autorità competenti e il recupero del credito indebitamente sottratto. L’attività investigativa è altresì volta a individuare eventuali collegamenti tra gli autori della frode e dipendenti dell’azienda, con l’obiettivo di identificare responsabilità interne e di adottare le misure preventive necessarie per ridurre il rischio di future condotte illecite a danno del patrimonio aziendale.
Il ricorso ai servizi offerti da un’agenzia investigativa rappresenta uno strumento particolarmente utile per le aziende che si trovano ad affrontare situazioni simili. È fondamentale per la società accertare con precisione i fatti, verificare eventuali responsabilità e raccogliere elementi oggettivi utili per assumere decisioni corrette e conformi alla normativa vigente. Un’agenzia investigativa qualificata come Tarricone Investigazioni può supportare l’azienda attraverso diversi servizi professionali, sia a titolo preventivo prima che si verifichino problemi, sia reattivo per gestire e risolvere situazioni già emerse, quali:
– Investigazioni pre-assuntive per raccogliere e verificare informazioni su candidati destinati a ruoli sensibili o particolari all’interno dell’azienda;
– Attività di policy compliance per controllare i processi aziendali, verificare la scelta dei fornitori e assicurare il rispetto delle policy aziendali da parte dei dipendenti;
– Attività di Web intelligence OSINT e SOCMINT, per raccogliere elementi probatori dal web;
– Perizia informatica e bonifica dei dispositivi coinvolti, per ricostruire quanto accaduto e identificare azioni correttive o di recupero.
Tutti gli elementi raccolti nel corso delle indagini vengono documentati in modo rigoroso e inseriti all’interno di un dossier investigativo contenente prove oggettive e verificabili. Tale documentazione, dotata di valenza probatoria, può essere utilizzata dalla società per fondare decisioni più consapevoli, giuste e oggettive nei confronti dei propri dipendenti e, allo stesso tempo, per tutelarsi da eventuali contenziosi o problematiche legali che potrebbero insorgere a seguito dei provvedimenti adottati in ambito disciplinare.
Fonte: ilsole24ore.com; laleggepertutti.it
